12/01/2015
Un uomo solo al comando. Lo è stato, Johnny Mox, nel suo primo disco e nell'ep che ne è seguito. La one-man band più inconsueta d'Italia. Solo beatbox, loopstation, la cassa di una batteria, e un genere un po' folle e irrintracciabile, se non in quella terra di nessuno che sta tra gospel, punk ed elettronica, e che lui ha dichiarato territorio indipendente. È ancora un uomo solo al comando, per certi versi, con questo nuovo "Obstinate sermons", e per altri non lo è più.

Lo è ancora perché è sempre lui a suonare tutti gli strumenti, l'unico a dar voce alle incendiarie invettive che compongono i testi di questi "Sermoni ostinati". E perché il suo spirito non è cambiato, rispetto agli inizi, anzi se possibile è ancora più rafforzato. Dalla maggior consapevolezza di sé. Ma anche di ciò che accade intorno a lui.

Ed è lì che non è più solo. Perché il suo suono è cresciuto in maniera esponenziale, aprendosi a stilemi più da gruppi rock (con cui infatti si è esibito dal vivo, e continua ad esibirsi ora) che da one man band, per quanto sui generis. Il tutto senza perdere assolutamente nulla di quella che era sua la proposta originale, che si alimenta della ripetizione, tipica della preghiera e della musica popolare, come ci ha spiegato in una recente intervista, del rumore e dell'inafferrabilità ritmica.
Che riusciva, e adesso riesce in modo ormai compiuto, a rendere il cortocircuito tra rabbia e profondità, tra intimismo e chiamata alle armi, non solo stabile, ma anche perfettamente naturale. E così naturale è anche la convivenza degli spirituals con band come P.I.L.Rage Against The Machine ("Ex teachers"), certi Chemical Brothers (i loop di "O' brother"), e persino Nick Cave ("Long drape"), che per le figure dei predicatori ha sempre avuto un debole.

E assolutamente naturale, trasversale è l'istintività, l'urgenza di comunicare del reverendo Mox, che si esprime al suo meglio tanto più l'argomento è diretto: "We can only be winners / if we got nothing to lose". E trasversale può essere questo disco, che va ben oltre i generi e i temi chiamati in causa: veicola insomma un messaggio universale, come tutti i sermoni che si rispettano. E lo fa sbalzandoti dalla sedia. Impossibile non concedergli almeno un "Amen".

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La recensione Johnny Mox - Recensione - Obstinate Sermons di Silvio Bernardi è apparsa su Rockit.it il 17/08/2019

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