08/01/2015

Più o meno quarant’anni fa nel mondo del rock saliva agli onori della cronaca una nuova proposta musicale profondamente radicata in Inghilterra. Una breve epoca d’oro che sarebbe stata spazzata via dal punk alla fine degli anni settanta, ma le cui coordinate musicali ed estetiche sarebbero rimaste ad influenzare gli artisti a venire: il glam rock.
Nel caso dei nostri Faz Waltz non si tratta solo di un’influenza, ma di un vero e proprio culto per uno stile ed un’epoca. A livello musicale, testuale ed iconografico sono a tutti gli effetti una tribute band ad uno spezzone della storia del rock, ma ovviamente producono brani originali e lo fanno egregiamente.

Una musica che riprende le radici del rock'n'roll, un suono immediato, pieno di energia, ammiccante. Non c’è spazio per il superfluo nella loro quarta prova sulla lunga distanza: “Move Over” è un manuale di semplicità ed efficacia al tempo stesso. Le tracce dipingono un mondo dove i kids destinatari e protagonisti della scena rivendicano il proprio diritto alla gioventù - "All right the kids are all wild / the boys are going crazy / the girls are feelin’ fine / the school is not more workin'" recita la traccia che apre le danze. L’amicizia è il valore supremo: "We’re all we got my friend"; la scuola è un’istituzione insensata "No more teachers and no more school". Parties e concerti sono i momenti culminanti della vita selvaggia. È un ribellismo giovanilistico, privo di connotati politici o spiccatamente sociali, che si adatta a qualsiasi generazione e da un carattere di attualità alla proposta dei Faz Waltz.

Musicalmente parlando, i nostri sono perfettamente calati nella parte, suoni per scuotersi, ancheggiare, ritmi energici e ballabili. Cori, stop & go, classici riff di chitarra, c’è tutto quello che serve per un party da bulli e pupe. Il maggior pregio sta nella passione che il trio mette in campo, se ci fosse il vociare del pubblico in sottofondo sembrerebbe di ascoltare un live. Le tracce si susseguono senza soluzione di continuità, formalmente identiche le une alle altre, con la voce dal perfetto accento british a menare le danze. L’impressione finale è che date le premesse stilistiche più di questo non sia umanamente possibile fare.

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