20/02/2015

"So cosa hai passato" è un titolo curioso per un album d'esordio. Non tanto per l'apparente contraddizione tra l'artista al debutto e l'enorme vissuto lasciato intendere alle sue spalle, quanto perché il titolo, biglietto da visita di un lavoro effettivamente molto personale e quasi intimo, è in terza persona. La copertina correda ed esplicita alla perfezione questo concetto, dipingendo l'artista nell'atto di mettere una consolante mano sulla spalla (perfetto gesto di accompagnamento alla frase che compone il titolo)....a se stesso! Fin da subito l'impressione è quindi quella di una grossa solitudine. Passando all'ascolto il disco suona effettivamente molto scuro. Vi è una totale assenza di freschezza e divertimento. Come già detto, tutto gravita intorno a KD-One e al suo vissuto, narrato con toni spesso drammatici se non minacciosi. La personalità dell'artista appare nitidamente (grosso punto a favore per ogni artista esordiente) non solo nei contenuti, ma anche nel modo di "cavalcare" la base, in un flow  caratteristico e in grado di variare su diversi registri e in un linguaggio lirico complesso.
Tentare la prova di maturità alla prima uscita presenta i suoi rischi. E in effetti a volte i toni suonano un po' esasperati, e l'esagerazione rischia di portare al sorriso (il che è grave quando l'intento sarebbe l'opposto). Un esempio su tutti. Pur capendo il disagio, e tutto quello che si vuole, a gran parte dell'Italia una frase come "Vuoi venire qua? Vieni a Riccione dai, ti aspetto al casello" suona minaccioso come "Dai, vieni a Gardaland se hai coraggio, ti aspetto alla giostra delle tazze!". Questo genere di scivolate però è molto raro nel disco, dove l'atmosfera rimane convincente. Le produzioni hanno sonorità che sembrano guardare a una certa Golden Age molto ben attualizzata, con interessanti incursioni electro. Spesso minimali e ripetitive, quasi come dei mantra sonori, sono il tappeto perfetto per un lavoro del genere. I ritornelli sono quasi sempre "piatti" da un punto di vista musicale, come a rifuggire un certo tipo di rap italiano che fa del ritornello canticchiato e un po' paraculo la sua caratteristica. Più simili a delle nenie, qui ricordano le preghiere dette dalle vecchie, sciorinate dall'abitudine. Questo da un lato partecipa ad un clima un po' funereo, dall'altro evidenzia il rappato delle strofe, vero protagonista.
I nove pezzi del disco si incastrano benissimo in una costruzione immaginifica e stilistica solida e convincente. Poche le eccezioni, leggermente fuori dall'amalgama del lavoro. Su tutte "Emma", il triste storytelling a pessimo fine di una ragazza che "si vende", ha spunti di caratterizzazione un po' più marcati. Ritornello con qualche maggiore concessione alla musicalità, un intro e un outro parlati di forte impatto (Nicole Minetti/Rubygate). Tirandone le somme quindi un disco solido, prima uscita convincente di un artista con una grossa urgenza comunicativa. Urgenza che, più che della "fame" sociale e materiale che muoveva l'hip hop qualche anno fa, assume i tratti di un urlo disperato. Che in "So cosa hai passato" si sente forte e chiaro.

 

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La recensione Kd-One - Recensione - So cosa hai passato di Matteo Villaci è apparsa su Rockit.it il 25/08/2019

Commenti (2)

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  • Johnny Mastafive Mastrocinque 22/10/2015 ore 14:01 @fb1

    Mannaggia al quieto vivere quanto mi costa caro!
    Ecco a me è bastata questa frase per sentirmi rappresentato.
    Ad ogni modo un bel lavoro. Mi piace per sound e originalità.
    Un pò troppo carico di fastidio ma se piace a bastianic allora troppo bravo.
    ahahha...
    Peccato per il feat di quel antipatico di WORD. Gentaglia di Rimini!!! (io non ci parlerei mai con uno di Rimini....siete matti?) aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhh

  • Stefano Word Serio 22/10/2015 ore 18:53 @vaaard

    :))

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