Orient Express s/t 2003 - Rock, Psichedelia

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Per costruirsi una dignità artistica si può anche copiare tutta la buona musica con cui si è cresciuti, ma occorre dimostrare che i propri tentativi sono controllati da una capacità di persuasione che solo il talento e la personalità possono garantire. Osservando dall'alto i movimenti degli Orient Express si direbbe che non sbagliano un colpo nel dare un ordine compiuto alla loro musica, eppure quando si scende in profondità, questo piccolo demo mette in serio imbarazzo la mia pazienza.

Mai un sussulto. Mai una sorpresa. Mai un rischio.

Un vocalist che grugnisce senza nemmeno avvicinarsi alla naturalezza espressiva appartenuta alle grandi voci del grunge, un chitarrista cresciuto tra i riff di Jimmy Page e i cerchi concentrici di Zakk Wylde, un batterista heavy rock che picchia senza perdere un colpo seguendo pattern ormai ammuffiti. Una giovane band che invecchia ascolto dopo ascolto, rubando il peggio dei Led Zeppelin, tutti i clichè del Seattle sound anni'90 fino a quelli più recenti dei Creed, qualche dettaglio dai Tool meno irruenti e alcuni eccessi dall'hard rock più scontato. Una delusione che cresce pensando alla preparazione tecnica della band, alla passione con cui cerca l'intreccio tra melodia e irruenza, all'affiatamento di gruppo e alla conoscenza profonda del genere musicale affrontato.

Divertirsi senza chiedere niente a nessuno è lecito, ma la pretesa di attenzione necessita di mettere in gioco idee che per ora sembrano nascoste chissà dove.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-10-23 00:00:00

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