Bems …de una serie infinita (ep) 2003 - Sperimentale, Elettronica

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Nel mondo ci sono tante cose che non mi piacciono, e per restringere il campo all’elettronica si potrebbero citare “Venereology” di Merzbow, o anche “Lsd frequencies” di Masonna, oppure quasi tutta la roba disponibile sull’etichetta online Notype (si salvano, tra quelli che ho sentito, i Books On Tape). Questo dischetto dei Bems rischia di inserirsi in buona parte nel filone dei nomi sopracitati, in particolar modo per ciò che riguarda la Notype, che potrebbe benissimo averlo in catalogo.

Mi pare però ingiusto dover valutare così aspramente un gruppo di ragazzi da dieci minuti di musica su un cd-r; sicché vi dirò che ci sono anche cose che ho gradito, come la copertina del disco disegnata a mano (e sinceramente carina, di gusto), oppure un certo sound in “Storey”, l’unica traccia cantata, che, sebbene minata da una qualità di registrazione mediocre e dalla marea di effetti sulla voce, da imputarsi chiaramente alla scarsità dei mezzi, ha un suo fascino. Anche “Bug-eyed monster”, col suo progredire elettronico che mi ricorda tanto certa musica imparentata con l’industrial a là Coil, può facilmente essere la base per qualcosa di più complesso e compiuto.

Ma quello che proprio non mi va giù è la prima traccia: che senso ha, mi chiedo, campionare la colonna sonora di “E.T.” e mischiarla a synth che Vangelis secoli orsono (musicalmente parlando, nell’elettronica, son davvero secoli…) applicava già con più classe (e meno riverbero)? Ok, la traccia potrebbe andar come esercizio di stile, per imparare un paio di cose del sintetizzatore, ma perché pubblicarla in un demo? E soprattutto: perché come prima traccia? Così si indispone l’ascoltatore, e ciò non è bene. Se poi si aggiunge che le tre tracce messe insieme sono di una disorganicità disarmante, il panorama si fa cupo.

Insomma, davvero, non mi sento di valutare il gruppo da questo mini demo, anche perché alcune buone cose ci sono (la seconda traccia potrebbe essere un’ottima strada da percorrere ad esempio) se si cerca accessibilità nel proprio suono. E la terza è buona da sé, se si decide di approfondire il discorso.

Spero di risentire cose migliori - e più corpose - nel futuro; se son rose fioriranno.

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La recensione …de una serie infinita (ep) di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-10-28 00:00:00

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