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RECENSIONE
24/06/2015

In braccio una chitarra e in mente tanti volti, tanti racconti, tanta libera interpretazione della vita e delle sue contraddizioni. Così si presenta Scarda con il suo primo album "I piedi sul cruscotto", titolo evocativo di immagini freak on the road dove l'afa e lo spirito naif lasciano le impronte a cinque dita tra volante e finestrino passeggero.

Una timbrica vocale riconoscibile, con quel pizzico di Brunori che ha sempre un certo appeal, Scarda (al secolo Domenico Nico Scardamiglio) accende il motore, apre tutti i finestrini e ci mostra com'è fatta casa sua, il suo mondo, vissuto da piccolo poeta quotidiano, ricurvo di impegni ma mai sopito nel sognare.

La musica folk è per il popolo, è del popolo, ed è proprio il popolo che riesce ad immedesimarsi all'istante in queste 12 canzoni: il lavoro pesa, la condizione di precario di ogni cosa avvilisce, ma il muratore imperterrito canta la sua serenata perché con la schiena rotta il sentimento acquista un valore quasi fisico, se lo tocchi t'impregna e ti riaggiusta la spina dorsale.Tante le persone descritte dal cantautore del sud (napoletano-calabrese, romano d'adozione), dal matto Michele della seconda traccia, che cade in preda alla pazzia dopo una delusione d'amore e quindi fissa il sole sul tetto per accecarsi, parla da solo e beve; invece Gina che da quando è stata deflorata appoggia le mani sul muro immaginando atti impuri, poi piange sul letto per la sua infinita ingenuità, cerca conforto per una vita che non va come vorrebbe.

Cura degli arrangiamenti, nelle canzoni si percepisce un forte calore, le chitarre acustiche, il pianoforte, i fiati, sono un inseme morbido ed emozionante sepcialmente nelle ballate, tra tutte "Sarà bellissimo però" nel cui ritornello crescono sporcature distorte che rendono bene assieme alle note lunghe della melodia cantata. La decima traccia è "Smetto quando voglio", colonna sonora e tema principale dell'omonimo film di Sidney Sibilla, fotografia amara dello smarrimento degli intenti di un uomo di mezza età che scende a compromessi con il proprio orgoglio convinto invano di potersi fermare alla bisogna.

"I piedi sul cruscotto" è una danza di tanti uomini attorno al fuoco della speranza, ciò che accomuna tutte le storie disegnate da Scarda è infatti il desiderio di miglioramento, una rivincita su qualcosa di superiore che fino a quel momento ha reso difficili anche i più piccoli movimenti verso la felicità. I passi verso la crescita si fanno pesanti, togliersi le manette da schiavo del lavoro è un calvario troppo ripido, ma la speranza non cessa mai di bruciare, cantata in un disco sembra già più tangibile, con in braccio una chitarra e in mente tanti volti, che prima o poi sorrideranno.

Tracklist

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