04/03/2015

Stavo quasi in pensiero. Dopo neanche due mesi dall’ascolto del suo ultimo singolo (“The coming race”) le mie sante cuffie tornano nuovamente ad ospitare le fantasticherie elettroniche del buon HAL.
La sua fissazione artistica per la ciclicità di genere lo induce, dopo la fugace parentesi ambient-siderale del singolo succitato, a farsi meno didascalico e a disseppellire ben più concilianti voglie melodiche - come del resto già il titolo preannuncia - per quanto filtrate alla luce di un, per lui, imprescindibile krautrock.

“The Dumas Disco Club” dispensa tre brani che girano intorno al mai rinnegato ascendente moroderiano aprendo però a suggestioni più marcatamente cosmic-rock (i Tangerine Dream sempre in pole position!) e a certo plumbeo electropop di ottantiana memoria (Ultravox in primis).
Se la title-track si alimenta per quasi otto lunghi minuti di retro-futuristica dancefloor, “Anunnaki” si gonfia di epiche muscolature, ai limiti dello stadium-rock, incorporando delay pinkfloydiani nelle sue trame sintetiche, mentre “Rex mundi” chiude il trittico in uno slancio di crepuscolarità metropolitana.
Come avrete intuito, le “solite cose” di HAL, inutile dirlo, ma, come sempre, egregiamente rifinite.

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La recensione HAL - Recensione - THE DUMAS DISCO CLUB di Antonio Belmonte è apparsa su Rockit.it il 25/08/2019

Tracklist

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