Chico Carlo Cecchini Col pensiero torno da te 2003 - Rock, Pop

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Ho quasi più domande da porre che concetti da esprimere.

Come si impara la sequenza di vocaboli inesistenti? (..si impara?)
Perché non provare a cantare in un idioma globalmente riconosciuto?

La rinuncia alla parola comprensibile è dovuta alla voglia di rendere più evidenti le capacità vocali, evitando che l’attenzione si trasferisca temporaneamente sul significato che esse contengono, o semplicemente l’espressività del verbo è un settore senza attrattiva?

Ma queste canzoni sono canzoni o solo esperimenti per afferrare i propri limiti e le proprie possibilità? Il finto inglese nasce per essere sostituito da quello vero o è lì perché deve stare lì e anche in un ipotetico futuro starà lì?

Posti i miei quesiti vengo a queste otto, sette per la precisione, essendone presentata una in due versioni , canzoni, di cui sei in “finto-inglese” e una in italiano.

Quello che più si nota è la cura, i brani hanno un suono pulito e senza sbavature: ben suonati, ben cantati, ben arrangiati.

Si uniformano perfettamente agli schemi della tradizione, è un pop tipicamente italiano, nella melodia e nella mancanza totale di innovazione, studiato e progettato attorno ad una voce, esperta e professionale.

Se fossi certa delle intenzioni proverei a dare un consiglio ma sono sospesa su quelle domande iniziali. Per me non ci sono vibrazioni, non c’è comunicazione, cosa che c’entra poco con le frasi mancanti, non c’è un rischio, è tutto troppo comodo e facile; il punto è che queste assenze costituiscono un difetto solo se si sceglie una strada altrimenti, se il palco è un altro, diventano un vantaggio.

E’ tutto in un'unica domanda: dove vuole arrivare questa musica?

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La recensione Col pensiero torno da te di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-11-03 00:00:00

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