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RECENSIONE
13/10/2015

Non avevo la benché minima idea di cosa potessi aspettarmi all'ascolto di questo "Infanticide", disco catalogabile sotto un insieme di generi che comprende jazz, noise e psichedelia. Detto che nessuno dei 3 generi fa parte, in maniera prioritaria, della formazione musicale del sottoscritto, il lavoro firmato da questo quartetto romano si rivela infine come una piacevole sorpresa.

5 tracce in tutto, ognuna delle quali con un minutaggio a doppia cifra (eccetto l'ipotetico singolo "Nurikabe") e tutto completamente strumentale. Una sfida non facile da vincere, soprattutto nei confronti di coloro che quotidianamente flirtano con il rock e le sue diverse sfumature; dopo aver affrontato però il primissimo ascolto (quello indubbiamente più ostico), la sensazione di aver a che fare con un album comunque importante inizia a prendere piede. Si intuisce, ad esempio, che anche i passaggi più tipicamente free non siano finalizzati al classico esercizio stilistico ma contribuiscono all'economia generale del lavoro.

Una particolare nota di merito va agli arrangiamenti del sax, il cui sound in alcune occasioni (la conclusiva "Masyu" su tutte) riporta alla mente i seminali Morphine del buon Mark Sandman. Eppure mai e poi mai avrei immaginato tale epilogo dopo l'urlo (a là Stooges di "T. V. eye") che apre l'album nell'iniziale "Sudoku killer", brano che fin da subito mostra le peculiarità di questo disco, sempre lì a destreggiarsi fra la no-wave, il jazz meno ortodosso che possiate immaginare e finanche il rock nella sua variante sperimentale.

Chiudo scrivendo che si tratta di un disco che cresce con gli ascolti: non è una semplice affermazione bensì quasi una confessione, essendo stato io per primo a capirci poco alla prima esperienza. Al contrario, "Infanticide" è sicuramente sconsigliato ai puristi dei singoli generi citati, basando la sua ragion d'essere sulla sintesi di svariate forme sonore.

Tracklist

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