18/04/2015

Hallelujah! Stavolta c'è da dirlo forte. E allora ripetiamolo, Hallelujah! Si, perchè in un periodo dove (per citare qualcuno) fare rap pare sia quasi diventato obbligatorio, arriva un disco pienamente convincente. Oddio, disco, mixtape. Ma mixtape un bel po' sui generis, con molte basi originali e la pregevole supervisione di 3d alle produzioni. Lui è Saint, e "Hallelujah Mixtape" è la sua prima uscita ufficiale. Primo grosso punto a favore: questo non è un lavoro affrettato. Si sente come sia piuttosto figlio di un percorso personale e come, da un punto di vista tecnico e tematico, ci sia della raffinatezza, del lavoro, del vissuto. Il disco è attuale, fiero, potente. Odora di strada.
Saint rappa bene sulla infinita varietà delle basi, tutte dal suono curato. C'è l'America attuale col suo bouncin', e la scuola romana con la sua ruvidità, le sue periferie, in un amalgama ben riuscito. Il ragazzo si misura con sonorità diverse (17 tracce!) sfoderando un inaspettato numero di stili. Sposa di volta in volta l'atmosfera musicale suggeritagli dalla produzione, e niente, ci riesce bene. Che ci sia più o meno melodia, che la ritmica suoni americana o più europea, magari con ritornello cantato, non c'è problema. La stoffa c'è, e tiene anche nei featuring (su tutti quello con Achille L.), nei quali trova sempre la chiave più adatta per dialogare a livello artistico con chi ha accanto, tirando fuori brani che, lungi dal risultare dei pasticciati collage, hanno una loro chiara identità.
Pur con tratti hardcore nei testi, a livello sia narrativo che linguistico il disco è molto ben strutturato. I pezzi attraversano tematiche diverse, a volte anche drammatiche, mantenendo una forte credibilità e concretezza. Le situazioni, per quanto esasperate, son sempre guardate con una rabbia positiva, che  non si arrende, che lotta per un riscatto. Uno spirito questo che ha in se stesso i caratteri del vero hip hop, con la sua rivalsa, che oggi si fatica a trovare in molti artisti, spesso presi a lamentarsi adagiandosi sugli stessi disagi che stigmatizzano, con un comportamento vittimistico più che nichilista.
Niente piagnistei in "Hallelujah Mixtape", solo una bella rabbia, una sana fame, primo motore di questo giovane rapper. E spesso la fame è un motore molto potente. Unita, come in questo caso, alla capacità di vedere la realtà con uno sguardo diretto, leggerla in maniera personale e restituirla con uno stile  convincente fornisce un bel numero di frecce all'arco di Saint. Ne sentiremo ancora parlare? Questo è certo. Iniziamo dunque a puntare i nostri occhi su di lui, e auguriamoci che i suoi restino ben fissi sulla realtà che lo circonda. Dio sa quanto abbiamo bisogno di uno sguardo lucido e arrabbiato al giorno d'oggi. Hallelujah!

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La recensione Saint - Recensione - Hallelujah Mixtape di Matteo Villaci è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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