11/04/2015

“Bentornato” Marracash! Davvero bentornato!
L’hanno annunciato, l’abbiamo atteso, l’hanno rimandato, ma finalmente “Status” è uscito e alla fine valeva aspettare e avere un po’ di fiducia, che un po’ di buon rap impegnato e adulto fa sempre bene.
Lo status è questo: venti brani, milioni di rime, poesie e giochini di parole come solo Marracash sa fare, basi e strumentali bellissime e potenti; alzi il volume e ti portano via, insieme a Marracash, in venti e più mondi diversi, almeno uno per brano. “Status” è come stanno le cose, a Milano, in Italia e nel mondo, per la musica e per il rap, ma non solo; è uno spunto di riflessione e un punto di partenza; è un disco potente, intenso, introspettivo e anche malinconico.
Marracash parla della città in tutto e per tutto, dalle periferie di ieri alla movida di oggi; come è cambiata, come non è cambiata; proprio come ci racconta di Marracash e Fabio Rizzo, due mondi in un corpo solo che si contaminano a vicenda. “Status” è frutto di un gran lavoro e si sente; featuring, campionamenti e voci ospiti sono azzeccatissimi e dimostrano la stima e l’affetto che Marracash ha per gli artisti che ha voluto con sé.

Marracash è uno sincero.
Del suo progetto Roccia Music ha scelto Achille Lauro, uno dei suoi pupilli, e Luché. “Don”, con Achille, è un gran bel pezzo street, nei suoni e nelle rime, e Achille ha sempre il suo stile unico, respirato, sospirato, quasi sofferto. C’è da stargli dietro e ascoltarlo bene! Con Luché invece è il binomio “Sushi e cocaina” a fare da spunto; binomio che parla da solo e che racchiude altri stereotipi che in città vanno fortissimo. Il brano non è tanto una critica ma più un dato reale e di fatto di come stanno le cose. È uno status.

Cambi di flow, di ritmi e melodie; il disco al primo ascolto sembra quasi confuso, ma poi ti colpisce e ti si svela sempre più chiaro. Ha un suo filo conduttore preciso, lo status appunto, delle cose, dell’Italia, dei giovani, della vita di Marracash e della sua carriera. Dal disco pare che lo stato delle cose attuali sia che effettivamente è tutto un gran casino e che parecchie cose non funzionino, eppure Marracash lascia positività e voglia di ribellarsi a quel che non va, e ti dimostra che se vuoi ce la fai.
Lui alla fine ce l’ha fatta, dai. E infatti ci ascoltiamo “Vita da star” con Fabri Fibra appena accennato, “A volte esagero” con Salmo e Coez e “Di Nascosto”, con Guè Pequeno. Ancora status: le donne, i soldi, il successo, le collane, l’oro, tutto quello che non può mancare in un disco rap, un po’ di sana autocelebrazione che, sottolinea proprio Marracash, è un po' come "guardare una natura morta e dire che è soltanto frutta". E oltretutto fa parte del gioco.
Ma lo status è anche “Sindrome depressiva da social network”, niente di più vero e deprimente, lo dice il titolo stesso.

Anni di esperienza alle spalle e gran lavoro, un bel disco di spessore come ti aspetti da Marracash.
Molti, molto curati e molto belli sono i pezzi più intimi e introspettivi come “Untitled” e “Sogni non tuoi”: con un bell’uso della voce, Marracash è anche melodico e malinconico. “Bruce Willis” io la trovo bellissima, sarà che le parti strumentali mi rimandano ai più cupi Depeche Mode, come del resto anche “Vendetta”, potentissima, forse tra le più potenti del disco.
E bellissime e potenti sono anche le poesie che Marracash ci ricama sopra.
A un certo punto del disco poi, nel pezzo “Il nostro tempo”, compaiono i Subsonica, campionati cdal brano “Lasciati” che suona benissimo con lo stile di Marra. Così come suona bene con Tiziano Ferro “Senza un posto nel mondo”, stilosissima. Prodotta da Deleterio e coprodotta dallo stesso Marracash, “20 Anni (PESO)” è il racconto, quasi confronto, del suo essere ventenne a Milano (e alla Barona, zona che, grazie a lui, tutta Italia conosce) con i ventenni di ora. È il suo ennesimo tentativo di scuotere i più giovani. Lui ci prova sempre, nelle interviste, in tv. Qui s’incazza, urla addirittura "ho vent'anni e non so che inventarmi!". Marracash è sempre un po’ incazzato e da sempre cerca di stimolare, spronare, istigare... i più giovani appunto, ma il messaggio vale per tutti.

Cambi di mood e di toni da una brano all’altro, ma anche all’improvviso nello stesso brano. “In radio” funziona benissimo, sia il sound che il featuring con una lei, Federica Abbate, cantaurice milanese. Un po’ di rabbia, l’amore, suggerimenti nascosti tra le rime, esperienze. Nella parte di lei ci si può ritrovare chiunque, o almeno chiunque abbia un artista che conosce e ama fina dai suoi primissimi passi e che si ritrova a pensare di preferire che non fosse mai diventato famoso, per non dividerlo con chi lo conosce solo ora, perché lo si può ascoltare addirittura in radio! Più in generale è il solito discorso che qui alla fine su certe radio non si passa se non si risponde o corrisponde a determinati cliché. La radio conta ancora quindi, eccome.
E poi ci sono quei due pezzi strani, “Nella macchina” con Neffa e “Crack”, che ti prendono, per un motivo o per l’altro, forse perché entrambi sono veri e propri viaggi. “Nella macchina” è rime su rime su tutti i tipi di macchine, quelle che ti salvano la vita, quelle che te la distruggono, quelle che ti danno lo status; macchine che puoi amare oppure odiare. Un brano strano, divertente: Neffa canticchia mentre Marracash fa il giocoliere con le parole ed è sempre più bravo. “Crack” invece dietro un titolo che spaventa, ha una base che ti entra nel cervello e rime incredibili che ti arrivano dopo, perché quasi nascoste e camuffate, ma quando ti arrivano sono fortissime, una denuncia molto ironica.
Lo status è che Marracash è bravissimo, tra i più forti di sempre, intoccabile se si parla di rap.
Per questo dovrebbe riuscire prima o poi a dare quella scossa all’opinione pubblica che lui tanto vuole dare e forse "Status" sarà il disco giusto.

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