30/03/2015

“Di notte voglio ballare nella stanza dei bottoni”, cantavano i Litfiba nel 1994. La citazione sarebbe alquanto sterile, se semplicemente basata sull’inappuntabile omonimia tra la celebre traccia del gruppo fiorentino e questo debutto discografico di un quartetto di giovani milanesi. In realtà alla sua base c’è la stessa voglia di denuncia e di ribellione di fronte ad un paese allo sfacelo, vittima delle sue ipocrisie, che nel caso dei Maudit assume la forma di una chitarra elettrica che vuol scuotere le coscienze a suon di pennate.

Un esempio su tutti “Milano”: una disperata richiesta d’aiuto gridata attraverso gli occhi della città, che coi suoi vizi e virtù diventa portavoce di una generazione pronta a far esplodere la propria rabbia “come una bomba carta” ("Cattivo") di fronte alle macerie del paese. Quelle stesse macerie che sono messe in primo piano nella bellissima copertina del disco, metafora molto calzante dello stato attuale della nostra società.

Il loro atteggiamento potrebbe apparire forse punk, se si rimanesse vittime delle annose questioni di genere - se non altro per la durezza, la compattezza e la velocità della ritmica; ma ascoltando meglio ci sono invece aspetti che sfociano nel crossover, se non altro per la voce aspra e cadenzata di Davide Carrone – una “r” che fa decisamente la differenza – e per le tematiche di alcune canzoni, che di questi tempi sono in gran parte appannaggio del mondo del rap.

Punk o no, in ogni caso la loro attitudine rimane certamente quella dei “ragazzacci” tanto amata dal nostro Piero nazionale, fatta di personalità, grinta e voglia di spaccare.

Tracklist

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