I_Lovemydentist _dolphin hotel_ 2003 - Elettronica

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Sedersi sulla poltrona di I_Lovemydentist non è mai lounge come una sala d’attesa. Eppure stavolta, rispetto alla precedente seduta, l’aria si è fatta più rarefatta, la luce pare quasi più soffusa, nell’aria un forte odore di lidocaina…
Dietro la sigla I_Lovemydentist si cela Matteo Mingardo, ex(?)-batterista ed organizzatore di concerti assieme all’Associazione ‘Giacomo Spanò’, insomma agitatore culturale tra la provincia di Padova e il Polesine. Non pago di cotanta attività, Mingardo porta avanti il suo personalissimo progetto di musica-elettronica-piuttosto-minimalista, giunto al suo secondo (salvo “bootleg” a noi non pervenuti) lavoro autoprodotto. Un dischetto, lo si accennava in apertura, in cui alle ipnotiche aggressioni dell’esordio subentra una maggiore attitudine ‘ambientale’ e minimalistica, più vicina all’impressionismo paesaggistico ed a suggestioni cinematografiche che non all’electronica più noiseggiante e danzereccia.

Tant’è che una delle tracce qui presenti è stata utilizzata dal film&video-maker Stefano Bertelli all’interno del suo più recente cortometraggio “Rapid eyes movement”.

In “Love for Mei” - ad esempio - fa la sua comparsa anche il sitar, su un tappeto minaccioso con piatti mandati all’indietro, a fare il paio con la successiva, monocromatica “Perfect needle”, che rimane irrisolta sequela di suoni ipnotici, laddove in “Book end”, sui rumori d’una trasmissione interstellare, tenta la sua comparsa un drumming secco, come le rotaie della tratta Padova-Venezia in luglio.

Rimane, in questo “_dolphin hotel”, la ritrosia alla forma strofa-ritornello: nessuno di questi 7 marziani esperimenti vi porterà in stanze soleggiate, confortati e ravvivati da una benché minima, memorizzabile melodia: insomma I_Lovemydentist se ne sbatte proprio d’esser pop, evita (non vuole? non sa?) di cercare gli ammalianti alambicchi tipici dei Notwist, urli primordiali o ammiccamenti di sorta, preferendo bazzicare ambienti fumosi, sospesi e concedendosi quindi ad una fruizione non propriamente facile. Come accadeva per l’omonimo esordio, di ormai più di due anni fa.

Rispetto al passato, allora, lo scarto risiede tutto nella diminuita voglia di urlare, nel procedere per sottrazione; su quella poltrona, stavolta, niente trapani, estrazioni, né impasti a coprire vecchie carie, ma solo un po’ di (oppiacea) pulizia generale. Attendiamo, ora, la chiusura del cerchio, la fine della cura.

Ma questi dentisti, si sa, se ne inventano sempre una nuova, pur di farti tornare su quella sedia…

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La recensione _dolphin hotel_ di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-11-25 00:00:00

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