14/06/2015

La band genovese Fumonero ha tanta rabbia in corpo e la sfoga tutta in “Note ruvide”, suo album di debutto.
Si sta parlando di un disco di nove brani che si ispirano al genere dell’hard rock, sforando a volte nel metal, non solo per la base musicale molto prorompente e articolata, ma anche per l’uso della voce, spesso “urlante”, del cantante.
Si esordisce con “Lucida illusione”, un breve pezzo interamente strumentale che è in grado d’introdurre l’ascoltatore in un’atmosfera misteriosa e quasi inquietante; subito dopo c’è l’irruente attacco di “Re del nulla”, in cui iniziano a venire inserite le tematiche che saranno sviluppate poi in quasi tutte le tracce: l’ipocrisia, gli inganni delle persone e del mondo.
Il tutto ha un forte tono d’accusa, ma la band non disdegna neanche degli esiti più leggeri e giocosi come in “Guendalina”, o più riflessivi e romantici come in “Come neve al sole”.
Insomma, “Note ruvide” è una lunga critica ad un mondo fatto di persone anestetizzate e apatiche alla vita, che costruiscono i loro valori su quelli della televisione. A questo proposito, proprio il brano “Fumonero”, è una sorta di manifesto, accentuato anche dal rap veloce e aggressivo dell’ospite NeferCamon.
Il finale dell’album, tuttavia, dà una via d’uscita, seppur stretta, alla situazione buia in cui si trova la società: in “Utopia” si propone la scelta di sognare un mondo alternativo perfetto; consiglio che per quanto inutile possa essere, almeno permette un boccata di respiro al soffocamento generale della vita.

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