07/12/2003 di Marcello Berlich

'Rock italiano', ancora una volta: quel rock che parte da Vasco Rossi e arriva a Ligabue, passando per gli Stadio.

Quel rock che smussa gli spigoli più taglienti con massicce dosi di 'cantautorato', e che magari utilizza in modo sornione qualche tastiera per rendere il suono meno aggressivo.
Quel rock che si avvale di testi incentrati sulla 'vita di tutti i giorni', e che alterna brani più incisivi, alle classiche (e ormai un pò stantie) 'ballatone' per chitarra e voce.

E' questo in sintesi il genere di riferimento dei lombardi Endebora, che non aggiungno né tolgono nulla a vent'anni e centinaia di dischi di questo 'rock tricolore'.

La catalogazione sembra fin troppo facile, del resto sono loro stessi a citare Vasco tra le loro influenze, assieme agli U2, l'influsso dei quali a dire la verità nei cinque brani che compongono il disco è abbastanza irrilevante.

Non discuto l'impegno, né la discreta perizia tecnica; forse arriverà anche il successo, visto che questo è un genere che sembra non tramontare mai.

Tuttavia, al termine dell'ascolto dei cinque pezzi di 'Neanche Carezze...' resta,fortissima la sensazione di aver ascoltato qualcosa di supefluo: non se la prendano a male gli Endebora, ma mi chiedo se ci fosse realmente bisogno dell'ennesimo gruppo di 'rock italiano'.

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