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album Don't look at the moon - Plastic ManIn evidenza

recensione Plastic Man Don't look at the moon

Black Candy Records / Audioglobe 2015 - Rock'n'roll, Psichedelico, Garage

RECENSIONE
22/04/2015

Un primo ep molto promettente un anno e mezzo fa, ed eccola, l'attesa conferma. Col sigillo di qualità di Black Candy Records, che ultimamente in fatto di psichedelia sta sfornando cose egregie (da "Ghosts" dei Vickers, per chi scrive il disco italiano dell'anno appena passato, ai ruvidi Go!Zilla, che grandi consensi stanno raccogliendo in Italia e soprattutto all'estero), l'album d'esordio dei fiorentini Plastic Man riparte dalla forte attitudine pop-psych del 7" ma guarda anche oltre: tenendo ben presente, soprattutto nei suoni di chitarra e nell'armonizzazione delle voci, la lezione dei secondi Sixties inglesi ("Needle point", "Blue and black dream", "Mike, the centre of the world"), che rimangono la base del loro sound, lo impreziosiscono ulteriormente con qualche licenza musico-filologica.

È così benvenuto il sax di "Tom's tree", che sembra uscito dagli anni d'oro del pub rock di Graham Parker e Nine Below Zero; o l'ossessiva linea di basso di "Black hole", rubata al punk '77, e l'incedere beat di "Sun is going mad" spruzzato di new wave; o il riff di chitarra di "Rolling Machine" che accoppiato con le voci sembra dar vita a una versione lisergica di Siouxsie. Senza dimenticare i pezzi migliori: "North polar land", "He didn't know" (già presente nell'ep) e il citato "Blue and black dream", accomunati tanto dai contorni ipnotici quanto dalle ritmiche sostenute: una descrizione che si può tranquillamente estendere a tutto l'album "Don't look at the moon", estremamente compatto nonostante le diverse influenze e più che maturo per una band all'esordio sulla lunga distanza. C'è da credere che sentiremo parlare ancora dei Plastic Man.

Tracklist

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