Santelena Gli Inseparabili EP 2015 - Psichedelia, Pop, Lounge

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Nello spazio si trovano canzoni nuove, piene di riverberi sintetici e concretezza

Suoni che non hanno provenienza. Questo ep di Santelena, progetto solista di Simone Uccelli, leader de Le Case del Futuro ha attorno a sé gli anelli come Saturno, fatti di suoni eterni ed eterei, che roteano attorno ad un nucleo trasparente ma denso, invece che di frammenti materiali.
Alla fine del primo ascolto la sensazione è controversa: le orme delle sonorità morbide e calde rimangono impresse e persistenti nella testa, di contro la vocalità riecheggia monocorde e non altrettanto incisiva.

Ma la potenza di un prodotto musicale è memorabile quando arriva alla distanza, quando sono il secondo, il terzo e i successivi dieci ascolti a montare mattone su mattone un posto obbligatorio sullo scaffale delle rarità nel personale music store.

"Gli Inseparabili" colpisce per le stratificazioni di suoni sintetici nella bella traccia d'apertura "Un incubo", sogno d'automobilista sulla strada provinciale verso le stelle, per la cura con cui viene reinterpretata "Fino a spaccarti due o tre denti" degli Zen Circus, alla quale vengono aggiunte sfumature lisergiche arrivando a una sorta di psichedelia rallentata, che pare naturale evoluzione della versione originale.

Il brano che da titolo all'intero lavoro "Gli inseparabili", è una piccola opera compositiva fatta di momenti ben distinti fra loro ed ognuno capace di sorprendere. L'elettronica ed il beat campionato praticano un massaggio alle tempie e fanno socchiudere gli occhi, il tentativo di navigazione a vista nei meandri del cosmo riesce in pieno, fino a che non arrivano percussioni prima, poi basso e chitarra a plasmare il tutto. "Non mi sono mai sentito così vicino al vuoto" canta in "Uccelli", ed è anche la sensazione prevaricante di chi ascolta. Notevole l'accelerazione ritmica nel finale, estrema e avvincente. Con un mix tra il Battisti di "Amarsi un po'" e i Mercury Rev, Santelena porta alla luce il suo suono originale e lunatico, filtrato tra vetri appannati e registrazione lo-fi, un genere ibrido tra psych alla Tame Impala e pop italiano anni '60 che strega.

Bell'esordio che richiede una inevitabile riconferma con un disco più corposo e già equipaggiato per un viaggio interstellare.

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La recensione Gli Inseparabili EP di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2015-05-12 09:00:00

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