11/05/2015

Il nome del disco, tagliare tutto, mi è abbastanza chiaro. La prima impressione è di un suono esatto, preciso, un blocco monolitico di quaranta minuti, gli Zu sono cambiati (ti dici); come se volessero arrivare all'essenziale in velocità e con pochi movimenti netti. L'idea di un approccio più diretto era già evidente nell'ep “Goodnight Civilisation”, con quel sapore così old school, che segnava il ritorno degli Zu dopo un periodo di crisi ed un nuovo batterista. La traccia di apertura di quest'album, “The Unseen War”, lo riconferma, ché quasi sembra una canzone thrash metal.

Ma dopo un po' capisci che tanto quadrato/monolitico questo disco non è: “Rudra Dances over Burning Rome” è una partitura agitata in pieno stile “Igneo” (del 2002), con il sax che si scortica fino allo sfinimento (vera essenza degli Zu dei primi tempi); ci sono quei bellissimi echi fantasmatici della chitarra di Stefano Pilia che si armonizzano perfettamente con gli altri strumenti all'inizio di “A Sky Burial”, brano che poi si ferma in uno strano assolo di batteria capace, poi, di trasformarsi un crescendo furioso; oppure “Orbital Equilibria” che inizia bella ignorante ma finisce con un mood decisamente Zu-anni-2000; la title track è una cosa strana, sbilenca. Insomma, non è un disco facile. Ha il pregio di essere ben riconoscibile e di riuscire, nonostante le tante sfumature che man mano vengon fuori, a darti comunque quell'impressione detta all'inizio. E avere un'identità chiara pur facendo musica complicata non è una cosa da poco.

La deriva, chiamiamola metal, iniziata nel 2009 con “Carboniferous” non mi ha mai fatto impazzire: passato l'entusiasmo iniziale, di quel disco terrei solo 3-4 pezzi; anche in “Cortar Todo” ci sono canzoni ben riuscite (aggiungete “Conflict Acceleration” a quelle già citate) ma la sua vera qualità sta nell'essere molto più personale rispetto al precedente, dove bastava che arrivasse King Buzzo e ti sembravano i Melvins, Mike Patton  i Fantomas. Credo che abbiano tagliato tutto con la speranza di ritrovare un sentimento onesto; di solito è sempre la cosa migliore da fare, ed è anche quella che più si invecchia e più non si riesce a fare.

È un lavoro potente, decisamente ispirato, con delle parti davvero sublimi ed altre un po' noiose ma che dal vivo, poi, vengono ribaltate e caricate di violenza extra. Non è il disco degli Zu che preferisco ma sono contento che l'abbiano fatto così, almeno si sono messi in gioco. (Lo so, la copertina è orribile).

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati