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RECENSIONE
17/07/2015

E la danza continua senza pause, senza esitazioni in un crescendo di irresistibile folk d’autore. Seguendo lo stesso passo cadenzato dell’esordio, la band romagnola s’inchina in adorazione all’arte della canzone civile e di protesta, col piglio di chi vuole dire sempre la cosa giusta vantando una conquistata popolarità. Eppure il disco sembra realizzato al solo scopo di comporre musica per il piacere di farlo, su pagine impegnate di un diario che riflette sul mondo, con sguardo ironico, beffardo e lucido. Paesaggi vissuti e luoghi immaginifici non meno intensamente popolati da suoni di osteria e baldoria, su ritmi direttamente proporzionali all’intensità del viaggio dentro e fuori di sé. Nessuna sorpresa allora se musica e parole flirtano con il fluire del proprio ritmo interiore, “cantando e graffiando con il pugno chiuso”.
"Tra orizzonti e cantine" impegna il collettivo in un caldissimo abbraccio di sudore e lotta; "Sangue e sale", "Lunga vita al re", tra voci, fisarmoniche, percussioni, violini e chitarre febbricitanti, guardano oltre il confine, verso la frontiera, con sete di libertà e giustizia; "Festa al fiume", "Un marineri imbarigh a e ziznatich" stringono un porto di amicizia tra l’Emilia e l’Irlanda di furoreggiante traffico di note e strumenti; "La morte di Corbari" ospita il flauto magico di Franco D’Aniello dei Modena City Ramblers: un sodalizio di intenti e buona musica.
Con tutti i membri che contribuiscono alla voce e alla scrittura delle canzoni, il gruppo si sta dimostrando capace di fondere con successo elementi di rock, punk, folk, blues, country in uno stile di genere, senza dubbio, ma grintoso ed energico. Per serate in compagnia tra balli, canti, vino e sudore senza tuttavia smettere di pensare ad un mondo migliore fatto di musica e parole.

Tracklist

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