Mesmerico s/t 2003 - Sperimentale, Punk, Hardcore

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I campani Mesmerico propongono 7 brani tra il rock e lo sperimentalismo. Il primo brano, “Corporescion cauntri!” è senz’ombra di dubbio votato allo sperimentalismo e sicuramente non aggiunge – quasi paradossalmente - niente di nuovo alla musica e per certi versi richiama alla mente il Berio più scatenato e ricercatore dei bei tempi andati. Oggi sperimentazione è troppo spesso confusa con provocazione. È un tranello in cui sembra si sia qui caduti. Continuiamo… C’è a mio avviso, in questa proposta partenopea, una linea di confine abbastanza marcata tra la dimensione rock (suonata) e quella sperimentale. In quest’ultima dimensione ci infiliamo volentieri la citata “Corporescion cauntry!” e “Very, very, very…”, che per dire la verità sembra un brano dei Radiohead periodo “Kid A” infarcito degli effetti che resero celebre “Demon box” dei Motorpsycho. Gli altri brani sono in gran parte suonati, di matrice rock più convenzionale sebbene non disdegnino di ospitare inserimenti filo-elettronici; è musica strumentale in gran parte: la voce è ridotta ai minimi termini e spesso funge da strumento aggiuntivo, più che da protagonista. Questo per intendersi sulla precisa via che Fabo e Luca (i due componenti dei Mesmerico) hanno deciso di intraprendere. Detto ciò si potrebbe dire che il lavoro dei Mesmerico è mediamente ascoltabile. Mediamente perché un giudizio va dato nel complesso: gli sperimentalismi di cui sopra a tratti appaiono fine a se stessi e non sbalordiscono, ma purtroppo risultano persino noiosi e fin troppo dilatati. Non è l’inferno e non è il paradiso: è come perdersi nel purgatorio, è come galleggiare tra torpore indolenza. La musica dei Mesmerico ‘gira’, questo va detto, ma manca d’incisività: ci sono passaggi intelligenti, i suoni della chitarra che inforcano registri squillanti e un basso che fa le veci del portator d’anima (della canzone). Nulla che emerga, però, che si faccia strada a spallate per imporre all’orecchio del ricordo la propria presenza. Magari “Recrè” (il secondo brano) potrebbe avere questo ruolo, anche grazie all’ospite Mimmo Giancarlo, che fa girare in modo convincente il basso chitarra. Ma c’è ancora qualcosa che va sistemato, un po’ più che un “labor limae” per dirla tutta. Sono belle alcune delle ‘aperture’ inserite in questo omonimo lavoro e che a tratti riescono a dare l’idea di una ripresa di fiato prima di un nuovo tuffo a testa bassa e occhi chiusi nel marasma di suoni qui proposti. Se proprio si ritiene necessario un giudizio: impegnato e noioso, ma con delle potenzialità che, se trasformate in atto, potrebbero far dei Mesmerico una proposta davvero interessante.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-12-10 00:00:00

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