19/05/2015

Partire da un genere sconfinato come il pop riuscendo a definirne gli spazi non è facile. E non è immediato nemmeno portare le matrici della musica leggera verso territori più introspettivi, raffinati e complessi, pur conservandone intatta la freschezza. I Jonny Blitz però nel loro secondo lavoro hanno voluto fare proprio questo, realizzando brani scanzonati ed immediati ma non, per così dire, paraculi. “La valigia dell'artista” ad esempio è una sorta di diario sul fare una canzone, che ripercorre le varie fasi creative come a voler prevenire la disfatta emotiva che nella quasi totalità dei casi segue la scrittura di un brano: originale l'intervento di Bugo sul finale del pezzo, che rimarca il concetto con il refrain “Fare una canzone e divertirsi con gli accordi è una dannazione”.

“La bambola”, dal testo onirico non-sense, è supportato da suoni puliti e diretti, mentre “Difesa grande” è a suo modo un po' retrò. Una cover dei Giganti, “La ballata delle streghe” - pausa strumentale a colpi di western-sound - porta alla strampalata “Oh darling”, che tutto è fuor che una canzone d'amore. Semplici e spensierate considerazioni sulla vita degli animali, che è decisamente migliore della nostra, diventano un brano ironico da scoprire poco a poco (“Animali”); infine “L'ora di bere” si trasforma nel momento più blues del disco e aggiunge un ultimo tassello di genere a questo già colorato mosaico. “Colpa del sole” è e rimane un album pop, ma dimostra che lavorare su differenti livelli sonori, arricchendo e sperimentando senza cercare di strafare, può essere un ottimo punto di partenza.

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