A.P.D. Mr. Glass eyes is still alive 2003 - Rock, Alternativo

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Ci sono attimi che non sai scomporre e forse ti piacciono per questo.

Situazioni confortevoli fatte di elementi semplici a cui una gomma morbida ha cancellato i bordi distrattamente.

Quando esci dall’acqua dopo una nuotata e ti sdrai al sole sai che stai bene, sai che quella combinazione ti piace ma non puoi dire se sia il calore, l’estraniazione o il riposo dopo una gradevole fatica.

E’ un momento misurato e armonioso, pare che tutto quello che puoi cingere con lo sguardo ricambi la premura con un sorriso: il Caso ti ha regalato uno stato di grazia involontario e te ne compiaci senza punti interrogativi.

Ora, io non so dire quale dettaglio abbia avuto il privilegio di dare colore al tutto, se siano state unicamente le canzoni, o la neve che cadeva, o la stanchezza che ti estranea, o l’atmosfera partecipe del mio umore, ma so che tutte queste sfumature hanno creato un minuscolo incanto che superficialmente sembra discosto da ognuna di esse.

Dopo questo facondo preambolo la smetterò di arrancare fra idee trasparenti, “non starò più cercare parole che non trovo”, e proverò a rappresentare gli APD. Cinque giovani ragazzi di Latina, ufficialmente insieme da poco tempo, ma che vantano legami precedenti più intensi; ciò subito si manifesta è la sagoma che assume nelle loro mani la musica: è comunicazione.

C’è chi suona per vanità, chi per passare il tempo divertendosi, chi per vedersi truccato da musicista, chi perché non immagina un’esistenza che non sia annodata alla musica e chi perché incanala nelle armonie il bisogno ancestrale e assordante di esprimersi. Loro sono qui, al fondo della mia lista ridotta di archetipi, perché non lasciano andare una nota senza legarle addosso il tassello di una mosaico che forse non sarà mai completo ma che è imperativo provare a costruire.

Il suono a cui danno corpo è con evidenza frutto di ascolti lontani da quelli che si definirebbero nazionali, del resto scelgono di cantare solo in inglese, e volendo appiccicare su questa pagina qualche nome prestigioso, direi che i primi che picchiano alla porta sono tre: Coldplay, Placebo e Radiohead.

Senza mai mischiare le peculiarità dei tre ma prendendole e avvicinandole, elaborano un unico discorso che tiene conto della diversità e non si impegna in una improbabile e dissonante fusione. La struttura dei brani, purtroppo solo quattro, non è particolarmente ricercata e la voglia di sperimentare è contenuta e quieta, è come se ad ogni passo avanti ne corrispondesse uno, un po’ più piccolo, indietro. Sia che traccino ritornelli facilmente digeribili sia che disegnino scene più graffiate e ombrose, quello che torna sempre alla vista, prepotente, è il carico di sensazioni che ogni istante musicato è costretto a portare sulle spalle. E’ una musica satura, fatta di ansie e di pace, che trabocca storie che possono spegnersi solo dopo essere state fotografate.

Credo che la bellezza dei momenti di cui ho cercato di scrivere nel mio lungo inizio stia nel fatto che ogni cosa tragga valore da quella che le sta accanto. Non è stata solo la neve, in altri casi fastidiosa, non è stata la mia indole, al momento incline ai pensieri lenti e pigri, e sicuramente non saranno state neppure solo le quattro canzoni che ho ascoltato, ma ogni cosa si è poggiata sull’altra e le ha dato luce

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La recensione Mr. Glass eyes is still alive di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2003-12-10 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • utente0 16 anni fa Rispondi

    li ho sentiti live a il locale a roma... a dir poco fantastici! forza guys

  • utente0 17 anni fa Rispondi

    per me sono dei musicisti scadenti. Il cantante dovrebbe cambiare strumento, o fose mestier.:=