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album In Caso di Pioggia la Rivoluzione si farà al Coperto - Borghese

recensione Borghese In Caso di Pioggia la Rivoluzione si farà al Coperto

TouchClay 2015 - Cantautore, Electro, Pop rock

RECENSIONE
22/09/2015

Questo è un album di transizione. Un album innanzitutto di transizione in quello che la ragione sociale rappresenta: se prima infatti questa indicava un progetto discografico di cantautore fittizio (Borghese, appunto) i cui fili erano mossi da Angelo Violante e Giacomo Pasquali, ora sottintende una band di quattro elementi.

La transizione si trova anche nella tipologia proposta, passando da un rock cantautorale “novantino” a un elettro-pop più à la page (ma non troppo, passando dai Depeche Mode ai Cani per i Subsonica, andata e ritorno, deviazioni comprese); invero, sotto la scorza dei synth che ora la fanno da padrone, in alcune delle strutture restano ancora tracce delle vecchie passioni, a rendere meno drastico il passaggio. In questa nuova scatola sonica “di transizione” la band si muove abbastanza a suo agio, risultando vincente quando si prende l’onere di azzardare con un ritornello maggiormente pop, al limite del über-catchy (“Amore da oggi siamo poveri” sborda in area Sonohra), mentre un po’ in affanno quando è chiusa alle corde da strofe “importanti” che richiederebbero forse un azzardo maggiore per chiudere e vincere la partita definitivamente, come nei “I miei primi trent’anni”.

Ma la transizione non è solo nella forma degli arrangiamenti ma anche nella sostanza dei testi, quasi come leitmotiv dell’intero lavoro, declinato nelle varie tematiche trattate. Il cambiamento brusco, col suo carico di ansie, incertezza e precarietà vissuto all’interno della condizione sociale, anagrafica, economica, ideologica e affettiva, in un continuo scorrere senza meta. E se “le parole sono importanti”, come ci ricordano proprio i Borghese nella prima canzone, quasi a monito, Angelo Violante decide di “prenderle a prestito” dalle conversazioni raccolte in giro. Come tecnica non rappresenta una rivoluzione anche se la mano di chi ha editato quanto raccolto non si è limitata (per fortuna) alle frasi ad effetto (che pure non mancano) ma ha colto anche l’utilizzo di strutture e lessico più diretti e meno mediati per l’esposizione dei singoli temi, permettendone quindi una fruizione pop-olare.

Di tutte le transizioni narrate o vissute dalla band l’album risulta un’istantanea, una Polaroid scattata per fissare il momento: magari pecca di definizione rispetto ad altri formati fotografici, qualcosa è in movimento e la composizione è quello che è, ma svolge la sua funzione, cogliere l’attimo.

 

Tracklist

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