Egg egg 2004 - Sperimentale, Metal, Crossover

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Egg = uovo, l’origine della vita e simbolo carico di implicazioni filosofiche, o più semplicemente un prodotto alimentare, ma anche e soprattutto un brano dei Mr. Jungle.

Il crossover come non lo avete mai sentito, ovverosia un bizzarro crocevia di metal-core, ska, jazz, industrial, cori etnici, nenie infantili, hardcore, jungle e stornelli popolari. In pratica, come avrebbe suonato una collaborazione tra i Faith No More e il mai abbastanza compianto Frank Zappa o, se preferite, un concerto dei System Of A Down ad una fiera di paese dopo uno scambio di cervelli con i Quintorigo. Un lavoro di folle assemblaggio, di sfrenata fantasia compositiva, di perenne indecisione tra ironia ed alienazione, e di grande perizia tecnica integralmente prestata al servizio di un’Idea: l’estetica disturbante che trae nerbo dal conflitto, sovralimentato, tra il moderno contesto sonoro post-crossover e le suggestioni grottesche evocate dai testi quanto dalle timbriche agro-silvo-pastorali, che scheggiano la rassicurante prospettiva metropolitana con lo squallore insostenibile di una campagna da stonello nazional-popolare. D’altra parte, l’intento provocatorio che sottende a questo crossover per dissociati è chiaro: basta dare un’occhiata alla copertina o aprire il booklet per sentirsi quantomeno disgustati. Sorprende l’eccellente capacità della sezione ritmica: fratture, frattaglie di beats, controtempi, aritmie, sincopi e quant’altro, in meravigliosa empatia con drum-machine caricate a molla. Al cantante, dotato di capacità teatrale rara e pregevole, il plauso di impegnarsi grandemente sia nell’idioma nazionale che in quello anglofono, interpretando personaggi sempre diversi e anche con una gustosa punta di sarcasmo. Eppure le ombre di Serj Tankian e Mike Patton sembrano aleggiare in ogni momento intorno alla sua ambizione, come scomodi modelli con cui confrontarsi, e troppa raucedine, va detto, non sempre giova. L’unica pecca comunque rilevante di questo prodigioso esordio è la produzione tecnica: manca al sound un po’ di profondità e pienezza d’insieme, ed in particolare le chitarre risultano a volte troppo zanzarose o defilate. Ma, a parte simili sciocchezze, il campionario degli Egg è davvero entusiasmante: raramente un’autoproduzione mi ha divertito e sorpreso così tanto. Un altro nome da scriversi sul taccuino.

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La recensione egg di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-01-06 00:00:00

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