04/09/2015

Aprire l’autunno con un colpo di mano leggero, prima ancora che le foglie cadano e il vento s’alzi, perché le stagioni in fondo siamo noi che le disegnamo, che le immaginiamo e le viviamo in pieno, senza guardare troppo i calendari. È una questione d’umori, di musica che s’espande e presto cancella il caldo eccessivo e le notti per strada, le maniche corte e le gambe nude, e noi che cerchiamo buoni propositi da portare a compimento appena dopo l’estate.

L’elettronica diventa un mezzo introspettivo per rendere il pop leggerissimo e ballabile, per disperdere particelle luminose nella stanza e sollevare un fumo denso di inquietudini, che son rimaste le stesse dall’adolescenza e che ci trasciniamo ancora dietro come un bagaglio pesante e disperatamente indispensabile. “The Liar” si insinua col suo incantevole violino e subito spalanca visioni che incrociano sogni americani e synth misurato, una ballata che attraversa l’oceano e cresce piano fino a farti danzare sull’acqua, “Rain on Me” conta sulla partecipazione di Anna Lidell, cantante danese dalla voce che è essenza dreampop naturalmente colorata da paesaggi scandinavi, ed è un percorso suggestivo di neve che accarezza e benedice nuovi amori.

“Girl in the Well” s’allontana dal sogno e assume tonalità vicine alla terra, col suo beat deciso e un’attitudine new wave che si mostra con linee asciutte e profilo basso, “Evo” è il brano migliore, un incastro sperimentale tra violoncello e macchine, parole sussurrate e infinita poesia, “Unmade Bed” è un’impronta dark su un terreno psichedelico. “City” chiude morbidamente un album che mette insieme sogni e risvegli, stagioni che cambiano e inquietudini che restano, con mano leggera e cura sapiente: un buon viatico per attraversare settembre.

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