06/07/2015

I vicoli, dal paesino alla grande metropoli, sono una delle parti più affascinanti delle città. A volte sono opprimenti, a volte hanno forme strane, altre invece sono bui anche a mezzogiorno. Spesso appartengono ai quartieri storici, e forse è proprio questo a renderli così interessanti e differenti dal nostro ordinario. Quello che certamente possono fare è portare il visitatore in una dimensione totalmente personale, lontana dal caos dell’urbanizzazione.
È anche divertente (o forse amareggiante) pensare che le rockstar, coloro che quelle strade le hanno misurate palmo a palmo e che ce le hanno disegnate in centinaia di canzoni, possano preferire muoversi proprio nel vuoto e nel silenzio di quei vicoli per evitare le folle di fan.

Chissà se anche Davide Chiari ci vede tutto questo negli alley. Di certo, se ha creato un progetto che li celebra nel nome, devono avere una qualche valenza nella sua vita, artistica o privata che sia. E anche se magari il collegamento tra il giovane mantovano e le stradine può sembrare un po' forzoso, non lo è sicuramente quello tra il ragazzo e le suddette rockstar.
Ascoltando il suo ep, infatti, si respira tutto quel ventennio che va dalla scoperta della musica pop al Live Aid del 1985, anni in cui i signori della musica sembravano davvero immortali. In “Alley Ep” la sensazione è di essere in una via di mezzo tra una festa super esclusiva e un cafè in una traversa di Londra o di Berlino, tra lo straordinario e l’ordinario. E in fondo è proprio questo la sua prima opera, un piccolo gioiello che fa qualcosa di ordinario in modo straordinario.

Il risultato di questo esordio è un disco dal suono molto stratificato, filtrato e mai pienamente pulito; un effetto, questo, che attutisce a tal punto le frequenze medie da creare una forte contrapposizione tra alti e bassi. Le cinque canzoni sono una declinazione della scena art rock verso differenti sonorità a seconda della direzione intrapresa. In “Night Time Life” si punta a degli Arctic Monkeys in versione retrò e ad un groove dal sapore funk. “Glitters” e “Black Widow”, con protagonisti rispettivamente il sax e il basso, sono invece i brani che più si radicano nella discografia bowiana. Il tutto si chiude con la splendida “Paul”, la quale sintetizza questo piccolo percorso in un crescendo musicale e un azzeccato arpeggio di chitarra che accompagna tutta la canzone.

“Alley Ep” è costruito con la perizia e il fascino di un album di David Bowie, del cui perscorso musicale ne vuole quasi essere una umile sintesi. Ma aspettatevi tutt’altro che una semplice riproduzione di una via già affermata, al contrario la personalità che ne scaturisce permette al termine dell’ascolto di avere un’immagine molto precisa di cosa sia Alley e che cosa stia costruendo. Davide Chiari ha dato vita ad un progetto che, proprio come un vicolo, appartiene contemporaneamente all’uomo come singolo e all’uomo come frammento di una società. Un’opera piccola e allo stesso tempo grande, che ci auguriamo possa essere il primo step di un lungo viaggio.

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La recensione Alley - Recensione - Alley EP di Alessandro Fiorito è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

Tracklist

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