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RECENSIONE
10/08/2015

Sono i migliori Three Steps To The Ocean ascoltati fin qui. Quelli che hanno trovato il giusto equilibrio di suoni e impatto all'interno di un lavoro che viaggia su un doppio binario: ritmi lenti e distorsioni avvolgenti. Una formula che nel pianeta del cosiddetto post metal ha ormai una propria identità codificata ma che la band lombarda riesce a riproporre con un'autorevolezza e un’intensità non comuni. Tanto più dopo una carriera di quasi un decennio in cui i Three Steps To The Ocean hanno costruito passo dopo passo - senza paura di inciampare - un immaginario ben definito e una discografia sempre più convincente.

"Sulaco" è classicismo sonoro purissimo, una versione "hyper" dei Mogwai di "The Hawk is Howling" (altezza "I'm Jim Morrison, I'm Dead"), se non fosse che qui c'è una gestione dell'epica ancora migliore e una potenza a tratti inaudita. "I End" è shoegazing occulto alla maniera dei Vanessa Van Basten: un brano brutale, metallico e denso, una di quelle robe che ascoltate ai volumi giusti raddrizza le giornate storte - in pratica, una controffensiva totale che parte dal tasto play per andare all'attacco del mondo intero. "Primordial Leavers" inizia con passo Godflesh e si evolve in direzione del post rock più immaginifico, in cui è la malinconia a dettare i tempi e a raccontare tutto senza bisogno di dire nulla.

Difficile trovare punti deboli in questo album di metal strumentale, moderno ed emozionante. E dunque non è un'esagerazione affermare che con "Migration Light" i Three Steps To The Ocean arrivano al loro lavoro più convinto e convincente facendo quello che sanno fare meglio: suonare al massimo una musica che trapassa, martella, consola. Ed esplode.

Tracklist

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