15/01/2004 di Antonio Rettura

Per intraprendere un lavoro del genere è richiesta una buona dose di competenze in ambito teorico-musicale come sul piano tecnico-strumentale; Luigi Rotondo, infatti, fa parte di quella schiera di coraggiosi autarchici chiamati in gergo ‘one-man-band’.

Non tutti sono realmente all’altezza di orchestrare autonomamente un organico, anche se a volte è lodabile l’impegno, ma spesso si pecca di presunzione. Decisamente non è il caso del musicista siciliano: “To set to music” risulta ben architettato, anche nei dettagli, dove tredici episodi strumentali fra blues, jazz e swing hanno una loro validità nell’espressione di ogni singolo strumento.

Il Nostro, che ha alle spalle studi di conservatorio e un’educazione jazz, riesce bene a gestire un ensemble fatto di piano, basso, batteria, chitarra, fiati e synth, suonati digitalmente attraverso una tastiera ed un campionatore. E forse in ciò sta l’unico punto debole dell’opera: spesso si sente la mancanza di dinamicità, una sorta di piattezza timbrica caratteristica degli strumenti sintetici. Magari potevano anche essere effettuate scelte migliori riguardo alcuni campioni, come nel caso del sax o la tromba, che restituiscono un suono veramente poco verosimile.

Ma, tutto sommato, questi sono dettagli secondari che in un’ottica futura possono essere con poche difficoltà migliorati, resta il fatto che - mi si perdoni il gioco di parole - Luigi Rotondo è un musicista ‘a tutto tondo’, dotato di buone capacità improvvisative e di discrete - ma ampiamente migliorabili - tecniche di programmazione e sequencing.

”To set to music”, quindi, si dimostra un’opera ben equilibrata che evidenzia la maturità compositiva di un musicista valido e capace.

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La recensione Luigi Rotondo - Recensione - To set to music di Antonio Rettura è apparsa su Rockit.it il 24/07/2019

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