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album Lunar - Marcello Meconi

recensione Marcello Meconi Lunar

Zimbalam 2015 - Sperimentale, Psichedelico, Elettronico

RECENSIONE
13/08/2015

Certo, i padri putativi sono autorevoli e peraltro candidamente snocciolati dallo stesso autore: da Brian Eno ai Pink Floyd, da Vangelis alle eminenze soniche del kraut rock tedesco. Nulla da nascondere. Ci sono e si sentono tutte. Facile intuire, a questo punto, l’ambito di manovra orchestrale di Marcello Meconi, sintonizzato sulla riproduzione di traiettorie strumentali ad alto contenuto onirico-siderale.

Il musicista lombardo si arma di Mac, suoni Roland, tastiera Midi e strumenti acustici vari (flauto traverso compreso) per battezzare una creatura sonora figlia della notte e del più sfrenato DIY. “Lunar” – già nel titolo una dichiarazione d’intenti – tratteggia una sorta di percorso esistenziale in solitaria camuffato da libero (e liberatorio) naufragio nello spazio. Una vera e propria ricerca di sé suddivisa in otto trip cosmo-psichedelici, dai colori vintage, che trasudano da ogni poro estasiata contemplazione e smarrimento spirituale (e forse anche un velato timore verso l’aldilà) : la pinkfloydiana “Damcity”, le pregevoli contaminazioni etniche di “Inside” – più vicina a certe cose degli Ash Ra Temple – e l’autunnale pianoforte a coda della conclusiva “Return” vanno provvidenzialmente a stemperare una confusa dinamicità orchestrale che, abusando oltremodo di forzature, dilatazioni e déjà-vu, penalizza il potenziale evocativo del quadro sonoro.

Tracklist

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