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album Thirteen tolls at noon Floating State

recensione Floating State Thirteen tolls at noon

Lizard Records / Audioglobe 2003 - Rock, Psichedelia, Progressive

RECENSIONE
06/02/2004

Negli anni ’70 c’era in Italia una scena - quella progressive - costituita da artisti alle volte imprescindibili e che si poneva tra i vertici mondiali del genere; gli stessi artisti non si facevano certo problemi sulla propria lingua natia, né del vittimismo sulla derivatività della musica, ma si rimboccavano le maniche e creavano o, non di rado, innovavano. Ancora oggi molti di questi gruppi ricevono onori ed ammirazione anche all’estero; pensate, per fare un solo ed insignificante esempio, che spesso KK Null dei giapponesi Zeni Geva canta (in italiano, ovvio) una certa “Luglio, Agosto, Settembre nero” ai suoi concerti, spiazzando molti suoi ascoltatori.

Bene, i Floating State si rifanno a quel clima musicale internazionale, anche se il loro punto di riferimento è in Albione, e non solo per l’idioma utilizzato. Già presagivo la cosa dalla confezione del disco - molto bella e curata - che presentava i brani divisi in movimenti e i testi in inglese certo non del tutto convenzionali, come la recita a più personaggi di “Pilgrimage to nowhere” (brano ispirato dal racconto “News from nowhere” di William Morris), canzone dal netto - quanto dichiaratamente utopico - contenuto politico, per non parlare poi della formazione armata coi più disparati strumenti.

Ed era in effetti prog, tra pezzi che si rifanno alla musica folk, jazz, puntate nella psichedelia (esemplare la parte in cui il protagonista, parlando ad un rospo, si chiede cos’abbia mangiato per dover subire tutto questo) e tutto un caleidoscopico microcosmo di suggestioni musicali. I Nostri si destreggiano così in più di un’ora di piacevole musica: “Waterclock”, breve brano di apertura, è davvero piacevole e sognante; a seguire, nei più di venti minuti per “White flower”, che comunque impallidisce di fronte ai quaranta abbondanti della già citata “Pilgrimage to nowhere”, si assiste ad un girovagare tra soli di piano, echi di Jethro Tull, scatti da prog metal mitigati dall’intromissione dei fiati e quant’altro le menti dei bravi pugliesi hanno saputo escogitare.

Il proseguo del disco, infine, non scade qualitativamente, ma anzi riconferma le ottime impressioni della prima metà. Eclettismo musicale e capacità tecnica, due qualità che caratterizzano un debutto sfavillante tutto da scoprire.

Tracklist

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