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album Oufti Compagnia d'Arte Drummatica

recensione Compagnia d'Arte Drummatica Oufti

Erosha 2003 - Strumentale, Sperimentale, Jazz

RECENSIONE
05/02/2004 di Jack Nessuno

Jazz, etnica, avanguardia, musique concrète, cabaret, teatro di strada, fusion: sembrano non esserci confini per la Compagnia d’Arte Drummatica, quintetto di bizzarri musicisti emiliani dediti a una ricerca a tutto tondo in campo musicale con una speciale predilezione per gli aspetti percussivi. Indubbiamente questo ensemble dà il meglio di sé in una dimensione live - anche in studio, a dire il vero, fanno la loro figura - nella quale è possibile apprezzare tutto l’armamentario di oggetti, giocattoli e cianfrusaglie di cui amano circondarsi,.

Terzo album sulla lunga distanza (dopo “Copyone” e “Carbon copy”), “Oufti” vede un gruppo molto più maturo da un punto di vista esecutivo: abbandonata via via l’improvvisazione, stavolta si prediligono brani molto più studiati e complessi. Questa nuova opera, perciò, si assesta su di un’impronta jazz molto forte che non sempre riesce a colpire come dovrebbe; e sono soprattutto i fiati a riprendere una tradizione consolidata che stride con l’anelito sperimentale degli altri musicisti.

Un brano particolarmente significativo in questo senso è la lunga “Bydgoszczecin”: l’inizio è eccellentemente spartito tra un ritmo drum‘n’bass, un calibrato pianoforte e strumenti impropri come i tubi flessibili da elettricista, mentre il finale si invola in una corsa a rotta di collo tra una batteria sferragliante e un organo lounge anni 70. Tra queste due parti si situa un intermezzo dominato da tromba e clarino che, per quanto apprezzabile da un appassionato di jazz, sembra troppo convenzionale in rapporto al piglio espressivo generale.

Sono quindi i brani più eccentrici a suscitare le migliori sensazioni. L’inizio, ad esempio è ottimo, con “Udan mas”, traccia che riprende atmosfere di tipo orientale, e “Sul ciglio della strada”, che fa tesoro di un intermezzo di clacson e una citazione demenziale di Bob Marley cantato da una scolaresca. E comunque, ad eccezione di un paio di parentesi eccessivamente ridondanti (“Il diavolo sta nei dettagli” e “Le paradis des autres”) il dischetto si lascia ascoltare per gran parte della sua durata e proietta nel panorama della musica di ricerca italiana un gruppo che farà ancora parlare di sé.

Tracklist

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