18/02/2004

L’hard-core è un genere che rischia grosso con me: sulla carta mi piace, ma spesso molti dischi non riescono a convincermi per svariate ragioni. Ad esempio, quelli che più si fanno apprezzare si caratterizzano per le sfumature (post) hardcore (vedi band come The Avenging Disco Godfathers Of Soul, 30 Seconds Over Tokyo e Umlaut), mentre l’hc duro e crudo spesso fallisce nell’intento, soprattutto perché di rado i gruppi riescono a dare sufficiente ‘personalità’ alle proprie opere, ricadendo così nell’anonimato.

Ed ecco perciò che si fanno avanti gli Skruigners, in attività ormai da anni, pur avendo subito svariati cambi di line-up, e che io, colpevolmente, non avevo mai sentito. Perché ‘colpevolmente’? Perché meritano… semplice, no? Propongono infatti un punk di derivazione hardcore, caratterizzato da influenze metal, testi urlati, adrenalina a fiumi, ma, a differenza di tanti, con tanto carattere - e scusate se è poco in un genere così inflazionato.

Le liriche, finalmente in italiano - perché cantare nella lingua-madre vuol dire prendersi la responsabilità delle eventuali schifezze che si scrivono - si lasciano sentire e leggere (cosa che per me è un punto di orgoglio irrinunciabile per una band del genere). Testi ‘arrabbiati’ dicevamo, caustici e granitici, contro tutto e tutti; frasi che lasciano il segno come “l’unione fa la forza, dei deboli!”. Nessuna ideologia, se non la misantropia ed il disprezzo a tutto campo.

E non è certo tutto, perché la musica è eseguita a dovere, con un sound possente - pesante ma distinto - che é un vero piacere. Le canzoni colpiscono subito per la qualità e tracce come “Cosa vi aspettate”, “Sveglio”, “A mani vuote” e “Una mente democratica” si imprimono immediatamente nella memoria come pugni in faccia. La voce è perfetta per il ruolo e le occasionali varianti musicali (“Messa in scena”) si integrano alla perfezione con il sound della band, anche quando si fa largo l’unica sbavatura del disco, una “Politicancro” non perfetta, che non riesce comunque a sminuire tutti i meriti di “Duemilatre”.

Questo è un acquisto obbligatorio se siete amanti dell’hc: ‘sedici calci nei denti’ a chiunque si avvicini. L’onestà d’intenti si respira, e se ve lo dice uno che non si può completamente definire un fan del genere, direi che è la volta buona.

Tracklist

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