20/07/2015

Sette brani scritti in sette giorni e prodotti in sette mesi. Ecco il perché di un titolo, “7”, che più esplicito non si può. Dardust (ovvero Dario Faini) sceglie delle regole rigide - almeno in apparenza - per descrivere la prima tappa di una trilogia che parte da Berlino e che poi passerà per Reykjavik e infine per Londra. Il grande Nord, insomma, quello che aderisce a una certa estetica di paesaggi e suoni - ampi spazi in cui perdersi e note gelide ma non fredde. Va da sé che l’immaginario di Dardust è un’Europa romantica ed esistenzialista, quasi una difesa appassionata di una Germania diversa da quella - politica e predominante - che viene vista da molti come cattiva e austera. E invece no: Berlino non è nemica, dice Dardust. L’arte vale più di un euro, aggiungiamo noi.

La capitale tedesca è davvero un punto di partenza. O forse un punto di arrivo delle mille strade dell’introversione, dai Sigur Ròs vecchio stampo all’Apparat più lieve fino al polaroid piano di Akira Kosemura. In questi sette pezzi di pop da camera è proprio il pianoforte a dettare i tempi e a volare generalmente piuttosto in alto. “Nuovo inizio a Neukolln” - introduzione nonché momento migliore dell’intero lavoro - ha le stesse aperture che puntellano gran parte di “Agaetis byrjun”, se non fosse per un crescendo che si fa più sintetico con lo scorrere dei minuti. “Sommergibile in aria” ha un approccio più tradizionale. Se al primo ascolto sembra non voler spiccare il salto decisivo, in seguito acquisisce una certa dignità e anche una poetica non disprezzabile. Gioca però un po’ facile con le atmosfere e dà l’impressione di cercare la grandezza a tutti i costi. Tant’è che il rischio è di volere l’epica e di trovare invece qualcosa di molto simile all’ordinarietà. D’altronde non è un caso se sono spesso le piccole cose a funzionare bene. “In the clouds” per esempio è magia pura racchiusa in poco meno di due minuti di cinema a occhi chiusi: basta un piano al minimo sindacale e un vortice di droni per creare il giusto fortino contro ogni giornata avversa.

La musica classica pop tende a volte a essere autoreferenziale, come abbinare smoking e All Star e sperare che qualcuno trovi l’accostamento geniale o meglio ancora osceno. Da questo punto di vista va detto che Dardust ha chiaro in testa l’obiettivo più nobile. Vuole raccontare il suo mondo ideale, un’Europa del Nord gentile e un po’ Lonely Planet in cui la lentezza è un valore intrinseco e la bellezza un criterio oggettivo. E allora chiunque progetti una via di fuga finale che abbia come approdo una località distante e preziosa - un modo per ritrovarsi e per essere di nuovo umani - avrà in “7” un compagno di viaggio affidabile.

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La recensione Dardust - Recensione - 7 di Manfredi Lamartina è apparsa su Rockit.it il 17/08/2019

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