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RECENSIONE
28/10/2015

Musica, poesia, teatro. Gianluca Secco riversa le proprie passioni in “Immobile”. Un disco d’esordio edificato su di un minimalismo di base: a sorreggere i dieci episodi in scaletta ci sono soltanto organo Farfisa, flauto dolce, fisarmonica e pianoforte. Tutti usati con estrema parsimonia. La sostanza arriva dalla voce e dai suoi impasti, dai cori, dalla spasmodica ricerca sul “versante timbrico, strumentale ed espressivo”, tanto da arrivare a utilizzare ben ventuno voci per uno stesso brano.

Dieci pezzi ben orchestrati da un’enfasi recitativa e declamatoria che conducono l’album verso vette elevate. Un lavoro non proprio immediato, che in compenso ha l’ardire di sperimentare, di provare a superare il restrittivo concetto di forma canzone. Per buttarsi anima e corpo su di una teatralità che, a dirla tutta, rappresenta la cifra stilistica dell’artista friulano e del cd in questione.

“Immobile” è stato pensato come un lp, con un lato A più movimentato e a tratti rabbioso (a dimostrarlo le bordate lanciate contro la guerra in “Fame”) e una seconda facciata assorta, intima, quasi malinconica. Nel complesso, un'operazione ben riuscita, ricca di suggestioni e spunti, che trovano forma anche in un libro, tra le cui pagine i testi del disco trovano una loro espressione poetica. Se proprio dovessimo attribuire un difetto a questa opera prima di Gianluca Secco, allora potremmo parlare di una freddezza a volte eccessiva che, almeno per qualche tratto, sembra avvolgere il tutto. Ma non è poi così complicato passarci sopra e ascoltare senza alcun indugio o inutili timori di sorta.

 

Tracklist

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