31/08/2015

La cosa affascinante sta nella capacità di orchestrare i movimenti in maniera maestosa e rotonda. Sarà pure musica fredda e ansiogena ma per certi versi c'è un senso d'insieme piuttosto definito e compatto; queste piccole suite stanno più dalle parti dei Kraftwerk di “Autobahn” che da quelle di Andy Stott. La melodia ha un suo preciso spazio e anche i momenti più aggressivi/acid non sono mai solo un insieme di ritmi o di cose destrutturate (“Zeman”, “Multiple Concentric Hexagons”). “Eva”, ed esempio, è una bellissima partitura che cresce incastrando synth su synth; sembra degli Orbital. L'altro capolavoro è “25 minutes” che inizia percussiva alla Aphex Twin per sfogarsi, poi, in una forma a dir poco evocativa. “Hyper” sono gli incubi che puoi fare se ti addormenti ascoltando i Plaid. “Abstract Speed + Sound” ha un'anima retrò che mi piace molto.

Non prendetelo come un ep nostalgico di certa IDM dei '90 - in diversi punti si allinea con l'elettronica contemporanea (“Tempo” se la gioca con Arca) – ma in quel tipo di immaginario ci sta bene. “Abstract Speed + Sound” mette insieme suoni di quindici anni fa e altri più attuali, allo stesso modo in cui cita l'automobile di Balla e ne applica l'idea ai network digitali. Ne esce un mix particolare tra l'antico ed il modernissimo. Epico, acido, futuribile.

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La recensione Vaghe Stelle - Recensione - Abstract Speed + Sound di Sandro Giorello è apparsa su Rockit.it il 18/08/2019

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