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album Rèmedi playtoy (14 groovy lounge themes) Playtoy Orchestra

recensione Playtoy Orchestra Rèmedi playtoy (14 groovy lounge themes)

Fab productions 2003 - Alternativo, Lounge, Easy-listening

RECENSIONE
13/03/2004 di Simone Stopponi

“Rèmedi playtoy” è il primo disco suonato interamente con l'utilizzo di strumenti giocattolo, punto. E la recensione potrebbe finire qui, perché se siete gente curiosa e ricca di spirito, questa affermazione dovrebbe bastarvi per richiedere il cd.

Una volta aperto il coloratissimo booklet, il buon Fabrizio Cusani, l'ideatore di questo ‘visionario’ progetto, vi spiegherà le difficoltà incontrate lungo il cammino del ‘laboratorio Toy”. Ovvero di strumenti concepiti per bambini, e quindi di dimensioni ridotte, limitazione in termini di ottave e polifonia, instabilità dovuta alla carica delle batterie e alchimie da intonazione. Non ultimo, fra i problemi, il giornaliero assedio per difendere i suddetti strumenti da ben 12 nipotini ingrifati, che immagino con gli occhi bianchi come quelli del film “Il villaggio dei dannati”.

Eppure il progetto va avanti, come racconta Fabrizio: dopo la partecipazione della Bontempi, sponsor-sponsorizzato che ha fornito la strumentazione (in tutto 25 giocattoli che non raggiungono il costo di una buona chitarra elettrica), arrivano per la Playtoy Orchestra anche i primi concerti dal vivo, con tanto di raccolta di giocattoli usati per bambini meno fortunati.

E qui vi si scioglierà il cuore, miei lettori, ma semmai vi fossero ancora indecisi tra voi, vi parlerò un poco di cosa udiranno le vostre orecchie. La scelta dei temi, tutti strumentali, si è orientata verso l'ormai indefinibile ‘lounge-music’; insomma bossanova, samba all'acqua di rose, jazz da commento per sigle tv, spot o cinema erotico, sci-fi, sottofondi da ascensore,.

Alcuni titoli, ad esempio: le sigle di “90°minuto”, di “Strega per amore”, “Tequila”, “Febbre da cavallo”, la pubblicità del Fernet Branca (!) e l'unico inedito a firma Cusani che non si discosta molto dalla caleidoscopica linea di cover. Il tutto eseguito con perizia da strumentisti dotati e a loro agio, sicuramente divertiti.

Insomma, senza stare a citare Pascal Comelade, John Cage o Ornette Coleman - che in epoche diverse hanno dato lustro e visibilità a questa intuizione - non posso far altro che consigliarvi questo disco. D’altronde, come riportato entusiasticamente sulla copertina: “This music is guaranteed to make you feel good”.

Tracklist

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