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RECENSIONE
23/10/2015

Poi c’è il concetto di squadra, di equipaggio intercambiabile e un po’ nascosto sotto i caschi.

Gli Ultimi Cosmonauti, come fa una stella cadente, sono apparsi all’improvviso nel cielo musicale italiano. Il progetto capitanato da Giuseppe Guidotti (che abbiamo intervistato qui) vede la partecipazione di diversi volti più o meno noti nel panorama nostrano, e si distingue per la volontà di questi ultimi di sperimentare e sorprendere, condurre gli ascoltatori in nuove galassie e donar loro la bellezza di vivere con il naso all’insù.

L’opera prima della squadra, frutto di diverse parti registrate in altrettanti studi diversi e praticamente a budget zero, si chiama “Sputnik1” come da tradizione aerospaziale. I 4 brani in esso contenuti diventano manifesto ineludibile di sperimentazione, capacità d’innovazione e di mettersi in gioco esplorando fronti stilistici lontani da quelli in cui si è soliti muoversi. “Flowers”, in apertura, rappresenta l’anima più elettronica e distorta dell’ep, in cui il testo in inglese ben si coniuga con le ambientazioni effettivamente spaziali in cui ci si trova, per forza di cose o di gravità, a dover fluttuare. Con “Tracce” ed i suoi ritmi incalzanti invece, al limite di quella dance fatta bene, sembra quasi di poter ballare a tempo sugli anelli di Giove, prima di fermarsi su Venere per lasciarsi incantare dal romanticismo pop di “Emily”. La trasmissione musicale con il viaggio intergalattico de Gli Ultimi Cosmonauti si interrompe con la severa e lugubre “Interstellar”.

Se a guidarci è un equipaggio di questo livello, con la sua poliedricità ed il suo coraggio di cercare nuovi mondi musicali, neanche le stelle sembreranno poi così lontane.

Tracklist

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