Helgalogo ep 2003 - Cantautoriale, Jazz, Post-Rock

precedente precedente

Cinque canzoni senza infamia e senza lode in questa seconda autoproduzione degli Helgalogo, giovane formazione romana. Quella che sembra la vera vocazione del gruppo - cioè uno stile melodico sostanzialmente cantautorale con inserti vicini al jazz - viene accostato a sonorità elettroniche (in numero abbastanza esiguo, per la verità) in sottofondo. Proprio questi suoni danno l’impressione di corpi estranei incollati lì, poco funzionali, quando non fastidiosi, ai fini della riuscita dei pezzi.

L’intro di “01”, per esempio, in chiaro stile Subsonica, sembra più un vezzo che altro; un’accoppiata di chitarre pulite, infatti, provvede quasi subito a riportare il pezzo su lidi più rassicuranti e più consoni allo stile della band. Il pezzo comunque funziona discretamente, lavorando su cambi di tempo tra dispari e pari. Meglio forse “Sguardo interiore”, tutta giocata su un andamento quasi swingato di piacevole ascolto - cosa che, oltre al pregio, ne costituisce anche il limite: il pezzo in effetti non decolla mai e non si ‘apre’ quando dovrebbe, rimanendo così abbastanza monotono.

“Fugge una parte (di me)” inizia con un accattivante riff di chitarra con wah che lascia pregustare una robusta entrata della sezione ritmica; invece, la batteria si perde in un attacco troppo lungo per essere davvero incisivo. Inoltre, con un tempo giocato troppo sul reid e troppo poco sul rullante e con le evoluzioni vocali del cantante, la prima strofa lascia a bocca asciutta a chi si aspettava un po’ di energia. In seguito il pezzo fa intuire un’anima funky nascosta (con un basso finalmente ‘spina dorsale’), ma quel pizzico di groove che si crea viene disperso dal cantato, per nulla aggressivo né ritmato, tutto melodie giocate su note alte, con vocali irragionevolmente prolungate a fine verso. Chiude una parte finale di assoli assortiti, ben suonati ma evitabilissimi.

Nell’ep compaiono anche due ballad acustiche non disprezzabili ma piuttosto scontate, sempre con contorno di suoni psichedelici che qui c’entrano meno che mai.

In conclusione, non c’è infamia perché i pezzi sono ben registrati e ben suonati, e si nota un certo gusto per la melodia; non c’è lode perché questa canzone d’autore risulta piuttosto stereotipata, fino alla prevedibilità. Comunque “ep2003” è un lavoro che lascia spazio a discreti margini di miglioramento, che potrebbe essere ottenuto scremando il lavoro di scrittura da alcuni elementi superflui e focalizzando l’attenzione sulle sonorità più congeniali al gruppo.

---
La recensione ep di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-03-23 00:00:00

COMMENTI

Aggiungi un commento avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia