Dilaemma s/t 2004 - Rock, Pop

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Il mio dilemma è sovente capire che cosa muove dei buoni musicisti a mettere su una band, consumare energie e fondi di investimento, rinchiudersi in una sala prove e credere di essere un gruppo originale. Beninteso che nel rock nulla si crea, nulla si distrugge ma talvolta nemmeno nulla si trasforma, la proposta dei Dilaemma scorre sulla pelle innocua e indolore per quanto ripulita nei suoni e pretenziosamente professionale. Un certo rock italiano, imbevuto di riverberi postgrunge, ha annoiato più dei dj set propinatici da MTV. Non vi è evoluzione dai cliché: sembra di ascoltare quei tamarroni dei Karma (che Dio li abbia in gloria), band milanese che sull’epilogo dei Novanta giocava a proporsi come alternativa tricolore al morente grunge di diporto di Creeds e cloni del Vedder più lamentoso.

Potreste andare a San Remo e proporvi come rock band alternativa, ma da queste parti il vostro clone non attecchisce. Se foste r’n’r vi mancherebbe l’hype giusto, se foste postgrunge il coraggio necessario per andare oltre. Purtroppo mi rammarico del fatto che sappiate suonare bene. Ma non basta. Cari Dilaemma, sicuramente non avete avuto forturna ad indirizzare proprio a me il vostro cd, che ripeto si sosterrebbe benissimo in una rassegna di rock italiano post litfiba, potrebbe essere una evoluzione del grigiore compositivo degli Estra (sebbene invece io ammiri la visionarietà poetica dei testi di Giulio Casale), potreste suddividervi donzelle con ciò che rimane dei File.

Ecco, proprio i File - che Dio li abbia in gloria 2 - mi avete ricordato. Quel tentativo meneghinmajor di inventarsi dei nirvaniani ex paninari ad uso e consumo di un mercato protoindipendente italiano che per fortuna ha altre frecce al suo arco. Anzi se qualcuno ha notizie me ne dia, visto che sul loro ep avevo scommesso la mia labile rispettabilità. Rivendicherete che non ho nemmeno ascoltato il cd, visto che non cito alcun titolo, però spiegatemi cosa dovrebbe spingermi ad ascoltare due volte “Replay” oppure l’incipit di “A Dire No”, che lascia disarmati. Glissando su “La Mia Pena”, ballatona che nemmeno gli Scorpions… Senza rancore, continuate pure così, il mio pensiero vale molto di meno delle elucubrazioni del premier su quante punte debba schierare Ancelotti, però non propinatemi più queste soluzioni musicali da Pub come musica indie.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-03-30 00:00:00

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