03/04/2004 di Carolina Capria

San Remo è San Remo. Fin qui ci siamo tutti.

A San Remo ogni anno una giuria di esperti (e qui si potrebbe aprire una lunga parentesi, ma il posto non è quello giusto!) conferisce ad una canzone il cosiddetto “premio della critica”.

Ecco. Questo cd è fatto di canzoni che vincerebbero il premio della critica a San Remo. Un determinato premio in una determinata manifestazione.

Non è brutto, onestamente. Non è bello, onestamente. Diciamo che si trova nel limbo, fatto più che altro di mugugni e smorfie, del carino.

A me viene subito in mente Fabio Concato.

Non solo per il genere, per il modo di cantare e, sembrerà strano, di aggettivare le frasi, ma, anche e soprattutto, perché per me Concato rappresenta tutti quelli che riescono a fare pure qualcosa di grazioso ma non sono mai tanto bravi da convincere se stessi che ciò sia veramente avvenuto.

“Tagadà” racconta quindici anni di vita, dentro ci sono canzoni composte quando io avevo solo nove anni, e la mancanza di contemporaneità a volte si avverte.

Sommariamente il tutto è un po’noioso ma c’è qualche episodio piacevole.

Le mie tre preferite. “Ne ho bisogno” è una canzone d’amore, semplice e delicata, che libera un’intensità che in altri luoghi si accontenta di un tratteggio banale; ”Blitz alla Diaz” per quanto manchi di corrosività è comunque una fotografia ben scattata su una scena che, da una parte o dall’altra, ha coinvolto tutti; “Giorni intrusi” un bel titolo e alcune immagini suggestive.

Non mi trovo davanti a qualcosa che chiede suggerimenti, è una musica già decisa, cresciuta, in qualche modo definitiva, quindi più che cercare di raccontare quello che a me ha suggerito non posso fare. Altro non so dire.

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La recensione Stefano Magnanelli - Recensione - Tagadà di Carolina Capria è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

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