28/12/2015

Mi ricordo i risvegli di quando andavo a scuola in inverno, uscire presto con le punte delle dita gelate e i capelli che spuntavano fuori, lunghissimi, da curiosi copricapi fatti a mano da mia zia. Ricordo nitidamente quella sensazione di freddo che bruciava le guance e che rispecchiava i cupi flussi adolescenziali che mi correvano dentro senza tregua, quella specie di tristezza irrisolta eppure accogliente, latitanza e rifugio. Ho una scena in mente, non precisa ma ricorrente, come una condizione universale dei miei sedici anni, e appare ancor più definita ascoltando questo ep: tutto è bianco e nero in movimento, riesco a vedere l’aria, il vento, a sentire lo sguardo di allora che mi fissa adesso.

La marea scura e bellissima che “Still Life” contiene e spinge mi porta con sé, con facilità, tra le pieghe dark e le increspature post-punk, e perché opporsi a questo scivolare via nostalgico che non può che far bene, in fondo. Il basso di “Dreamless” vuole mangiarmi il cuore, “The Lazy Time” è la new wave cristallina che ti accarezza gli occhi, “You’re Wrong” va dritta e asciutta quasi fosse un treno carico di quella sensazione di freddo, il treno che prendevo per lasciarti ogni volta.

Una marcia di malinconica ebbrezza, a confermare il valore di una band che ha trovato una propria identità e sa come portare avanti un’idea: quella tristezza irrisolta eppure così comoda da rimanerci aggrappato, con le punte delle dita gelate e la capacità mai perduta di scovare nel ghiaccio un’inattesa, sottile meraviglia.

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La recensione The Whip Hand - Recensione - Still Life di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 23/07/2019

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