02/11/2015

La rivincita del rock'n'roll in Italia è cominciata. A capo di questa scorribanda ci troverete i Joe Victor. Dopo un 2014 dominato dall'elettronica, un quinquennio che ha visto lo strapotere del rap, l'indie lo-fi dei chitarrini e delle tastierine, qui abbiamo una band sanguigna, di quelle che suonano, suonano strumenti veri e anche bene, con buona pace di tutti quelli che “se non suoni non è musica”.

I Joe Victor sono un caso quasi unico, retrò in moltissimi sensi, in primo luogo per l'aver affrontato la vera gavetta in giro per palchi e guadagnandosi un pubblico a furia di chitarre, divertimento, coinvolgimento, convincendo dal vivo prima che su disco. Una volta li ho visti live ed erano così presi bene che per farli smettere hanno dovuto quasi sparargli.
L'altro aspetto retrò è nella musica stessa, nella visione che donano tramite le loro moltissime suggestioni e la filologica ricerca timbrica.
A un primo ascolto complessivo il pensiero va a un'America polverosa da saga lebowskiana, ma ascoltando nel dettaglio si scopre un mondo. E quindi si scopre che non c'è solo America, ma anche il nostro Rino Gaetano (“Bamboozled heart”), l'andamento reggae di “Love me”, l'amore per la ballata d'antan, tra i Beatles, Lou Reed, i Gipsy King e il cinema italiano degli anni '60 di “Days”, “All the ladies” e “Thank you John”, con quel tocco di polvere di stelle che ha “Made 2 B. the 1”. All'orizzonte assolato di “Schoolbus” battono i tacchi sulle assi del palco i Creedence Clearwater Revival.

Un capitolo a parte merita la voce, una straordinaria orchestra che ha la spinta di Roger Daltrey (“Made 2 B. the 1” è la loro “Baba O'Riley”), le blue note di John Fogerty, il richiamo da predicatore del soul, la capacità di armonizzare di Simon & Garfunkel. Infatti c'è quella “Tomi”, storia di un ragazzo pazzo per amore, sulla cui base minimale, ritmica, di chitarra e percussioni fiorisce l'arrangiamento, perfetto, delle voci. Ti viene da pensare che ti abbiano fatto un incantesimo.

I Joe Victor sono una band piena di talento nei confronti della quale quelli che “se non suoni non è musica” adesso hanno una responsabilità enorme: farli diventare i più grandi di tutti. Non sarà difficile, basterà seguire il naturale sfavillante futuro che si meritano.

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La recensione Joe Victor - Recensione - Blue Call Pink Riot di Chiara Longo è apparsa su Rockit.it il 17/07/2019

Commenti (4)

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  • doriangray1999 02/11/2015 ore 11:35 @doriangray1999

    Commento vuoto, consideralo un mi piace!

  • doriangray1999 02/11/2015 ore 11:35 @doriangray1999

    fighissimi!

  • Christian Dalenz Buscemi 02/11/2015 ore 12:00 @cdalenzb

    mah insomma "Made2B the 1" mi piace come tutte le canzoni dell'album, ma Baba o'Riley non so quanto abbia a che vederci

  • Massimo Tosi 23/11/2015 ore 21:38 @massimotosi_004

    mi piace

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