21/04/2004

Le logiche comunicative imporrebbero che le recensioni musicali uscissero ben prima dei dischi, da qualche tempo però la discografia ha avuto uno sfasamento logistico e le diverse dinamiche necessitano forse di nuove sincronie. Nella prassi comune si tralascia quasi sempre il "dopo", cristallizzando i dischi al momento della loro uscita. Let It Boom è invece un progetto la cui esistenza ufficiale è concentrata in pochi mesi e di cui può valere la pena parlare a consuntivo.

Una raccolta gratuita che mira alla diffusione diretta senza intermediari e la cui esistenza successiva è legata solo alla voglia degli utenti di conservare la musica sui propri dischi rigidi.

Sulla scia di esperienze simili, l'ormai istituzionale e fondamentale webzine Musicboom si rimbocca le maniche e organizza una festicciola tra amici, chiamando a raccolta la cremeria indipendente della nostra penisola. Ci sono i Beatles da festeggiare, casomai qualcuno se li fosse dimenticati.

La formula è ormai canonica: si sceglie un tema, si dà un titolo parafrasando una canzone, si costruisce un legante artistico, si contattano tutte le migliori band; chi aderisce, si mette a lavorare in proprio per consegnare prima possibile lo sforzo creativo. Ovviamente tutto è saldamente e rigorosamente impacchettato in MP3, il formato audio che nella corsa ormai sfrenata verso il "lossy world", sta avendo lo stesso effetto che l'introduzione della staffa produsse sulla cavalleria del medioevo: anche i contadini senza addestramento salirono a cavallo per andare a combattere, ma almeno all'epoca c'era l'amore cortese a ingentilire i cuori... e i peggiori cadevano in battaglia.

Così, se oggi discernere la qualità diventa impresa ardua per i pigri, è anche vero che la vastità dell'offerta lascia il campo a chi ama approfondire. Proprio in questo si inserisce l'operazione di selezione e valorizzazione di iniziative come Let it Boom. Ma se da un lato va applaudito a oltranza un lavoro del genere, dall'altro è giusto considerare le lacune intrinseche a simili iniziative.

Strutturalmente il punto d'osservazione è duplice.

Dal punto di vista del "produttore", le limitazioni impongono di occuparsi solo del progetto d'insieme e dei suoi dettagli a contorno, fidandosi però ciecamente dell'artista e commissionando musica senza poterne seguire la creazione e non entrando nel merito della validità del prodotto finale, accettato e pubblicato così com'è.

Dal punto di vista degli artisti, il rischio è di trasformare queste compilation in raccolte di musica "on demand", prodotta sotto lo stimolo della visibilità e non per un movente creativo. "Fare per esserci", indipendentemente dall'ispirazione.

Alla lunga c'e' il rischio di rompersi le palle, ma alternative, per il momento, non esistono e per "muovere" qualcosa vale tutto o quasi. Serve però una freschezza di idee che oggi sembra essersi affievolita un po' ovunque tra gli operatori di nuova generazione (Rockit compreso).

Focalizzandosi sul contenuto specifico di Let It Boom, ha forse poco senso scendere nel dettaglio dei singoli brani, considerando che gli MP3 sono agevolmente scaricabili da qualsiasi rete peer-to-peer.

Quindi, con la Siae già pagata (nonostante autori ed editori di questi brani neanche se ne accorgeranno), non resta che sperare che la vita del progetto venga prolungata dagli utenti.

Un giudizio generale sul valore artistico di questa operazione si può comunque dare e, dovendo scegliere, Let It Boom nel complesso propende ad essere... "bella", pur non riuscendoci con convinzione.

Così come nell'omologa Loser My Religion #3 la tracklist prevedeva un solo titolo in italiano su ventisei, anche la compilation di Musicboom palesa (stavolta inevitabilmente, visto il tributo) una tendenza anglofona che rischia di trasformarsi in patetica caricatura. Ancora una volta le radici linguistiche e fonetiche della nostra penisola dimostrano di non adattarsi all'idioma anglosassone e alla sua musicalità scivolosa.

Occorre comunque ammettere che, fatti salvo alcuni episodi al limite dell'imbarazzante, il livello medio della compilation autorizza ad ampi sorrisi e la depressione strisciante per la pronuncia è stemperata dallo spessore di alcune interpretazioni. Gli episodi migliori arrivano comunque da chi cerca la trasfigurazione in chiave mediterranea e da chi si espone al rischio della reinterpretazione ironica. Pessimi invece i risultati quando si cerca l'ammiccamento inglesotto e lo scimmiottamento "cool".

La speranza è che il buon successo numerico di Let It Boom (una media download per singolo brano pari a circa 2000), consenta a Musicboom di impostare nuovi progetti, magari evitando il banale tributo, per puntare più sull'originalità dell'idea, anche considerando che questo progetto non è certo presentabile all'estero, e la scelta rischia di svilire gli artisti di casa nostra, costretti all'impietoso confronto con i mostri sacri. Certo, esiste un vantaggio esplicito in termini di potenziale visibilità e indotto, con la concreta possibilità di dirottare nuovi ascoltatori sulle frequenze della musica indipendente, ma non sempre il trucco riesce. Il gioco delle cover può risultare controproducente, ghettizzando un progetto che rischia di restare un gioco fra amici, e sarebbe un peccato.

Insomma, applausi affettuosi e sinceri, ma senza standing ovation.

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