17/05/2004 di Carolina Capria

“Una brutta giornata, chiuso in casa a pensare, una vita sprecata, non c'è niente da fare…”
Se si deve cominciare si comincia e basta. Punto. Anche se sembra sempre che ci sia qualcosa da aspettare.

Anche se è una brutta giornata. Anche se la testa è ovattata.

Ho ascoltato questo cd diverse volte, in modi diversi. Attenta leggendo ogni parola, superficialmente mentre mi preparavo per uscire e finanche durante la scoperta di uno splendido libro di Bukowski. All’appello manca solo l’ascolto in macchina, solitamente il più esigente e difficoltoso, ma non è detto non arrivi.

Agli Ottodix piacciono i Depeche Mode, tanto, e si sente. Sicuramente questi non saranno i loro unici mentori, ma direi che è impossibile sottovalutare l’influenza che imprimono nei loro suoni. Impossibile non tanto perché gli Ottodix tentino una clonazione, assolutamente, ma più che altro perché il riferimento è così caratterizzato e caratterizzante da impedire il suo occultamento. Chi tratteggia atmosfere dark, armonizzando elettronica e strumentazioni classiche, corre questo rischio consapevolmente. Nient’altro da dire.

Partiamo dal di fuori. Questo cd è esteticamente molto curato, la forma condensa ed esprime la sostanza. Guardandolo, spulciando fra le righe, immagini già perfettamente cosa andrai ad ascoltare. Non ci sono sorprese, le rappresentazioni utilizzate hanno lo stesso valore che avrebbe la prefazione per un libro. Del resto, particolare a parer mio interessante, il lavoro grafico effettuato sul cd ha dato vita ad un progetto laterale: una mostra fotografica che accompagna le esibizioni.

Scendiamo dentro. Come detto c’è qualcosa di sentito e familiare. Volendo superare i Depeche Mode si arriva dai primissimi Bluvertigo. Di questi ultimi l’ alterigia cerebrale è solo vagamente accennata e rimane solo l’iconoclasta e presuntuosa propensione allo stravolgimento del reale. La cosa migliore.

Ammetto che banali questioni di gusti mi pongono in una posizione non totalmente favorevole e disarmata, ma qui non si tratta di parlare di ciò che piace a me, anche perché in questo periodo sono difficile, ma di descrivere l’impegno di questi ragazzi diventato oggetto. E allora. E allora non posso che dire che è un buon disco, che è fatto con cura, attenzione e passione e che ha tutto ciò che serve per piacere a chi non ama il genere e per essere amato da chi si trova dalla loro stessa parte.

“…non c'è via di scampo, quasi quasi mi faccio uno shampoo.”

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