12/05/2004 di Emanuele Tamagnini

Originale progetto artistico quello dei marchigiani Oloferne, che nel loro secondo demo autoprodotto dimostrano quanto sia intelligente e coinvolgente la loro proposta musicale. Radici che affondano nella tradizione popolare irlandese, il sound celtico tradotto da ballate folk riflessive, dove ben si amalgamano strumenti caratteristici come il whistle, il cembalo o il violino acustico. Esperienze comunque varie quelle del quintetto, dove a tratti affiora infatti il background della scena di Seattle, con un nome preponderante su tutti come quello degli sfortunati Alice In Chains.

Gli Oloferne, nell’arco delle tredici tracce presenti in questo omonimo lavoro, sono alla ricerca continua di una perfezione sfuggente, tra calde folate ad impressioni medievali e mirate canzoni piene di lirismo. Appare forzato però l’uso della lingua inglese in qualche episodio (meglio quando i musicisti si esprimono in lingua madre), riuscendo comunque nell’intento di non apparire figli della terra marchigiana, quanto genealogicamente discendenti dal verde d’Irlanda.

Emozioni e virtuosismi dunque per un lavoro che colpisce e ammalia, come il rassicurante calore d’un fuoco acceso in pieno inverno.

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