Letatlin 1919: naissance du robot 2003 - Noise, New-Wave

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L’evoluzione recente del prolifico combo romano prende parzialmente le distanze dalla noise-wave sperimentale del precedente lavoro “Missili sul Giappone” per approdare a sonorità più marcatamente ambientali in cui l’elettronica, scevra dell’originario primitivismo lo-fi, gioca un ruolo fondamentale. Il sound ne ha guadagnato immensamente, anche se bisogna ammettere che la precedente spartana essenzialità delle drum-machines era ammaliante. Glitchismi e decadenti scansioni proto-industriali confabulano con rarefatte note di chitarra, rivestendo la sostanza nera che fermenta nel cuore dark-wave del trio. Pulsazioni fungiformi si mescolano a piccoli rumori d’insetto prodotti dagli strumenti, sgocciolii di synth organici scivolano via concimando campi brulicanti di forme di vita che barcollano su metronomi lenti immersi nel riverbero. La voce declama la poetica dell’alienazione e della suggestione, tra bisbigli e grida: una versione più romantica dei Suicide, con lo stesso dramma esistenziale ma senza i rutilanti loop glassiani.

Non di “esecuzione” dovremmo parlare, ma riferendoci alla personalissima modalità espressiva raffinata dai Letatlin sarebbe più opportuno esprimersi in termini di “rappresentazione” di un contesto musicale.

Chi, come il sottoscritto, era rimasto entusiasta del precedente “Missili sul Giappone” sarà definitivamente conquistato da questa nuova release per la sua capacità di proiettare in una stanza buia silouette misteriose, avvincendo completamente durante l’ascolto, rapendo e trasportando la mente in scenografie sonore di confortevole drammaticità, che è possibile assaporare pienamente solo dopo ripetuti ascolti, necessari per assimilarne i codici.

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La recensione 1919: naissance du robot di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-05-28 00:00:00

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