06/06/2004

Inserire il disco nel lettore. Inserire il disco nel momento storico in cui è stato concepito e realizzato. Inserire il disco e più di una volta, chè comunque fa piacere ascoltarlo anche con ripetizione. Inserirlo tra un anno o due? Chissà.

“Miglior Attore Non Protagonista” nasce in un torinese parto dalla testa spettinata dei Medusa, per quella che credevamo essere la fu Dracma Records, etichetta che in realtà è. La storia è semplice, ma comunque degna di nota: l’etichetta, prima ferma ai box per asfissia del mercato, ha deciso di rilanciarsi nel mondo musicale italiano solo per la fede avuta nelle possibilità di questo disco. Sarà ripagata tutta questa passione? Io che bazzico da un discreto numero di mesi in questo mondo non sono in realtà ottimista, ma è ingiusto voler sempre pensare al peggio. E allora rispondo con un più discreto chissà.

C’è subito da dire che i Medusa è come se provenissero da un quadrilatero ai cui estremi stazionano faraonici i Queens Of The Stone Age, i Prozac +, i Tre Allegri Ragazzi Morti e i Girls Against Boys. Se la somiglianza con i primi è quantomeno evidente ed inconfutabile, gli altri affiorano qua e là nella miscellanea di contaminazioni rock che caratterizza il disco. “Miglior Attore Non Protagonista” è infatti un super concentrato di easy stoner e punk ‘n’ roll in salsa assolutamente pop; suona da dio a livello di produzione e denota una discreta personalità ed un tiro invidiabile (questo nei mezzi meno heavy del lotto).

Sostanzialmente dedicato alla figura del loser tipicamente punk (“anche se sei uno che non vince mai niente, premiami sono il miglior attore non protagonista”), dal punto di vista contenutistico questo disco tratta le anomalie del vivere quotidiano come rinchiuse dentro ad una casa (“allucinazioni domestiche”, appunto). Ecco quindi le varie provocazioni: dal “chiudi la testa dentro il tuo microonde, e buono sarai” ai “2 minuti d’odio” contro la sveglia delle 6, per non parlare del monito al chewing gum alla menta: “posso stare senza di te”.

Ma se tutto questo vi sembra quantomeno demenziale, siete sulla strada sbagliata. Al di là della malinconia che fa capolino qua e là (“ho un panettone spaziale ma nessuno sotto il vischio da baciare”, o anche “fermo per sempre, spaventapasseri che campeggia in un regno di niente”), molto meglio trattare la vita di tutti i giorni con ironia anche naif piuttosto che infarcire le proprio canzoni di polpettoni politico-sistematici gonfi di retorica (che dio lo insegni ad una gran parte di musicisti italiani).

Tutto bene fin qui, dunque. Chissà però se un giorno i Medusa riusciranno a risolvere in qualcosa di più personale le loro influenze, senza rimanere fermi nel “ghetto” del punk adolescenziale, come altri eternamente giovani ci hanno (purtroppo o per fortuna) fatto vedere. Già, chissà.

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