Minivip s/t 2004 - Rock, Pop, Easy-listening

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Che disco! Bello, fresco, energico, divertente, ricco di stile e nostalgia, orecchiabile e accattivante al punto giusto per conquistare anche il pubblico dei network radiofonici, pur con un genere che è sempre stato di nicchia alternativa. Il singolone “Puoi sentirmi?”, ascoltato su Radio DeeJay pareva i migliori Velvet, e questo - sia chiaro - è un complimento.

I novaresi MiniVip vengono dal mod, sottogenere del beat che ha regalato grandi e belle cose alla storia del rock. L’eleganza del vestire, la passione per la musica black, sdoganando presso la gioventù europea l’r’n’b nei '60 e lo ska nei '70, il fatto di essere uno dei pochi generi rock europeo e non americano, una serie di gruppi fantastici. Qualche nome? Who, Small Faces (forse i migliori), Pretty Things e il primissimo David Bowie (chi ama il genere deve ascoltare assolutamente i singoli del '66 per Pye records) nei '60, Jam nei '70 (quelli di Paul Weller), Supergrass, Kula Shaker e certi Blur (“Modern life is rubbish” e “Parklife” gli imperdibili) nei '90.

In Italia, il genere ha sempre stentato. Sopravvissero nei '60 i padovani Ragazzi dai capelli verdi e i veneziani Uragani riuscirono tra '80 e '90 a creare un piccolo culto, senza mai sfondare veramente, i torinesi Statuto e i bolognesi Avvoltoi e Sciacalli.

Ora questi novaresi paiono avere le carte in regola. Sanno regalare alla nostalgia il dovuto, come nella bella cover di Burt Bacharach “Sunny”, nella versione italiana che ne diede Luisa Canali nel 66, nei giochi di hammond di “La strada della moda”, “Esse” e “The block” che omaggiano James Taylor Quartet e Booker T & The MG's (quelli di “Green onions”, per capirsi), o ancora in “Quando mi pare”, condotta sulla falsariga di “Parklife” dei Blur ma vivendo di vita propria .

E però sanno essere moderni il giusto (cosa spesso sfuggita ai loro colleghi italiani… e dire che mod è abbreviazione di modernist), per piacere anche al pubblico di massa, sfuggendo agli stretti confini di genere provando a dire qualcosa di proprio. La voce del cantante Nick Stimazzi contribuisce non poco all’operazione: il modello è infatti Liam Gallagher, che mod non si è mai sognato di essere (già gli Sciacalli tentarono qualcosa del genere). E questo può piacere al grande pubblico, anche se alla lunga un po’ stanca. Si consiglia, per il futuro, di variare di più lo stile vocale. Il gioco funziona comunque nel già citato singolone “Puoi sentirmi?”, in “Notte alcolica”, in “Sei tu”, che dalla tradizione nascono ma si evolvono in qualcosa di personale. Bene, bravi. Da inserire nello scaffale tematico italiano a fianco dei misconosciuti Diva e dei più popolari Baustelle, a cui i novaresi sono simili per immaginario e stile, ma con chitarre più aggressive e testi meno impegnativi.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-06-10 00:00:00

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