Ricciobianco Palmanova 2004 - Sperimentale, Pop, Elettronica

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Le stanze polverose dei solai mi affascinano. Probabilmente è uno strascico infantile che mi ha sempre fatto pensare ai solai come dei depositi immaginari per quegli oggetti che ti chiedi come e quando siano improvvisamente spariti dalla tua vita. Così, ogni volta che vedo una scala che conduce su, dentro un soffitto, immagino che stia tutto li dentro. Ricciobianco è come una di quelle stanze: piena zeppa di cianfrusaglie dimenticate e giocattoli anni '80. Tre musicisti col singhiozzo la aprono e cominciano a suonare tutto quello che trovano, spolverando con una mano sola perchè l'altra è impegnata a fare merenda. Seguirli è un'esperienza curiosa e graziosa, perchè mettono in disordine tutto quel che trovano, magari per scoprire che un vecchio Intellivision ancora funziona e vale la pena cercare di battere il record in una versione psichedelica di Pong. Intanto ci si ritrova a spolverare una vecchia tastiera Casio con le pile scariche, usandola per riprodurre un richiamo alieno o il tricorder di Star Trek. Fino a litigare con la memoria visiva in una partita allucinata a Simon e trastullarsi di fronte ad una lavalamp mentre ci si lascia ipnotizzare dall'avantindietro dei led rossolucidi di una figurina olografica di Supercar. E' bello impolverarsi in questo album dei ricordi rimesso a nuovo dalla sperimentazione digitale, perchè i Ricciobianco si divertono. Sono teneri e delicati. Scanzonati e minimali. Accarezzano la dolcezza del pop senza prendersi mai sul serio. Frugano tra bauli di legno, accartocciando vecchi fumetti e caramelle scadute, riempiendo il silenzio con gingilli elettronici strumentali, fin quando qualcuno non decide di accompagnarli intonando brevi canzonette, magari imitando la sintesi vocale di un Commodore64 per costruirci filatrocche. Liquidi e lievi, tengono la fedeltà sempre bassa, ma riescono a farla respirare con guizzi ariosi e cristallini, con chitarre acustiche e pezzetti armonici presi qua e la. I Matmos si divertirebbe un mondo a passare un po' di tempo con loro e probabilmente anche Beck e Boards of Canada chiederebbero di giocare se li vedessero. Forse trascorrerci una giornata intera sarebbe noioso, ma un pomeriggio davanti ai cartoni animati potrebbe diventare un incanto insieme a loro.

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La recensione Palmanova di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-06-13 00:00:00

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