Pulp_ito (Pulpito) Gagliardo 2004 - Sperimentale, Rock, Psichedelia

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Sfrontato. Maleducato. Arrogante. Bello. Bello che se ne frega.

C’è chi fa carte false per essere affascinante e chi ci riesce proprio perché non sembra interessato ad essere definito tale. Vale per le persone e vale per le cose.

Cominciamo con il dire che non ci sono titoli, almeno quelli che comunemente si definiscono titoli. Ogni canzone fa parte di “Gagliardo” quindi la si identifica semplicemente con una “g” e un numero. Poi. Sulla custodia del cd ci sono le istruzioni per montare un divano. (Rivestimento in stoffa sfoderabile. Cuscini imbottiti in poliuretano. Maniglie in alluminio laccato.)
Queste cose mi dispongono bene. L’illogicità mi attrae. E qui dentro ce n’è tanta.

Le sette tracce sono indefinibili, il suono deborda da tutti gli angoli nel quale cerco di ficcarlo.

Mi sono venuti in mente i Primal Screma, gli Einsturzende Neubauten e i CCCP, ma secondo me mettere questi nomi qui non serve proprio a niente. E’ assolutamente inutile. Ma ormai l’ho fatto. Poi pare sia bene farlo.

I ritmi sono volutamente mescolati, è come se fossi in un corridoio e più voci ti chiamassero da stanze diverse, e il suono sembra essere stato scomposto e destrutturato.

Ora mi viene in mente una cosa.

Secondo la mitologia greca (che c’entra la mitologia greca? è domanda legittima…) in principio c’era il Caos (non il Verbo… quella è altro genere di mitologia…). Da questo ammasso informe emersero due entità: Gea, la terra, e Eros, l’amore. Con l’unione di questi due elementi il Caos poté diventare armonia.

Io non so bene se l’analogia nasce per dare sfogo alla mia fantasia maleducata o può aiutare veramente qualcuno a capire. Mentre spero veritiera la seconda ipotesi aggiungo, non paga, che la sensazione che mi ha trasmesso questo cd è esattamente quella che descrive la storiella.

C’è il Caos, tante cose, troppe cose, e ad un certo punto ne emergono alcune su altre e danno senso al disordine, lo fanno diventare portatore di grazia.

La prima è un violino. Un suono apparentemente contrastante con lo sfondo di cui fa parte ma che lega, suggerisce e ingentilisce.

Poi la parola. Maltrattata con il garbo di chi la sa poi valorizzare. Arriva da ogni parte. Ti distrae e ti accarezza. Conquista l’ascolto.

Due cose impone la similitudine e quindi mi fermo qui. C’è tanto però che meriterebbe citazione. L’eccentricità, il coraggio, il mestiere, l’energia. Bel cd, si, bel cd.

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La recensione Gagliardo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2004-07-03 00:00:00

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